Home Sport Balotelli: “Ho sofferto in Italia, mi dicevano negro”

Balotelli: “Ho sofferto in Italia, mi dicevano negro”

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Mario Balotelli leader della Sinistra? Perchè no. Ne abbiamo visti di peggiori. Se riuscisse a maturare e a crescere – quella maturazione che da calciatore non gli è mai riuscita, pur partendo da presupposti eccellenti – uno spazio potrebbe esserci anche per lui in futuro. Roberto Saviano, Vauro, Gad Lerner, Laura Boldrini. Cosa hanno loro che Mario non ha? Balotelli ha la carte in regola per esserci. Non nel PD, tuttavia, perchè dopo Renzi e 4 anni di frasi come “sento profumo di futuro” la parola “futuro” e PD ormai si escludono vicendevolmente. Ma insomma, cambiando nome, provando ad essere diversi, la Sinistra può evolversi e migliorare e lasciare spazio ad un Mario Balotelli che non avrà nulla da invidiare a nomi così importanti. Per il momento è solo un calciatore ma si esprime meglio di Saviano, per esempio. E’ più diretto, sincero e molto meno narciso. E può migliorare. Per il momento getta le basi e spiega se stesso. Lo ha fatto in un libro “Demoni” a firma di Alessandro Alciato. Un libro suddiviso in 13 capitoli: ognuno dedicato a un protagonista del mondo del calcio. Ognuno di loro con qualcosa di doloroso da raccontare, dietro il successo.

Mario ha detto questo:Di certo, fossi stato bianco avrei avuto meno problemi. Ho avuto diciotto anni di porte sbattute in faccia, per avere la cittadinanza. Poi le porte si sono spalancate. Io ero lo stesso di prima”. Mario si racconta così: “A scuola capitava che sparisse qualche merendina dai banchi. Pensavano subito fossi stato io, senza indagare… Ma c’è un episodio che non dimenticherò mai: le lacrime non smettevano più di scendere. Avevo fatto tutti i compiti a casa… Sapevo che la mamma mi avrebbe poi permesso di uscire per andare a giocare a calcio… “Ciao ragazzi, giochiamo?”. “No, Mario: tu no”. “Ma ho fatto i compiti…”. “No, Mario: sei nero”. Ero nero, quindi ai loro occhi diverso… Credevo non mi volessero perché già allora ero esuberante. Poi purtroppo con il passare degli anni ho scoperto la verità“.

"Mi dicevano negro"Da professionista, racconta, l’anno più difficile è forse il 2009: “Durante Juventus-Inter – racconta – me ne hanno dette di tutti i colori, “Scimmia”. “Negro”. “Torna in Africa”. I buu… Moratti dichiarò che per la rabbia avrebbe ritirato la squadra dal campionato…”. Ma l’episodio più eclatante è a Roma  in un bar nella zona di Ponte Milvio, a un tavolino. Ea con i compagni dell’Under 21: “Mentre stavamo chiacchierando, da lontano spunta una moto e uno dei due urla forte: “Negro!”. “Negro schifoso!”. “Negro di merda!”. Poi si avvicinano, rallentano e mi lanciano un casco di banane. Come se fossi una scimmia. Hanno anche sbagliato mira, colpendo la cameriera del bar al posto mio”.

Mario racconta che un giorno a Coverciano gli urlarono «Non esistono negri italiani!». Lui  commenta così: “Non sono sicuro che l’atteggiamento della gente sia migliorato. Il Medioevo è finito, è ora che se ne accorgano tutti… Il cambiamento è in mano alle nuove generazioni; ai nostri figli bisogna insegnare che siamo tutti uguali… Dovrebbe essere scontato, quasi banale, ma non lo è. Poi i miei figli Pia e Lion lo racconteranno ai miei nipoti, e allora le future generazioni saranno più a posto di noi, questo sì. Ma di certo, fossi stato bianco, avrei avuto meno problemi”. A giugno c’è stato qualche accenno di polemica con il Ministro dell’Interno in tema di Ius Soli: “Io sono nato in Italia, ho vissuto in Italia, avevo studiato in Italia e il fatto di non esser considerato italiano fino a 18 anni ha rappresentato la parte peggiore della mia vita. E in questo senso la legge italiana dovrebbe fare qualcosa” disse. Mario tornò a luglio sul tema del razzismo in un messaggio inviato per la presentazione dei Mondiali Antirazzisti: “Il compito di tutti è isolare certe persone, di renderle ridicole di fronte a un modo di pensare medievale che nel 2018 non può più esistere“.

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Dopo c’è stato il ritorno in Nazionale sotto la guida di Roberto Mancini. Quale occasione migliore per conquistarsi uno spazio da leader, guadagnare terreno in carisma e credibilità. Dimostrando, in ciò che gli è più congeniale di meritare rispetto e attenzione. Ma è stato terribilmente deludente, Mario, durante la partita Italia – Polonia. La sua prestazione è stata commentata da Arrigo Sacchi con queste parole: “Il calcio è uno sport collettivo e l’intelligenza conta più dei piedi. Quindi, per prima cosa sceglierei giocatori che abbiano intelligenza. Serve generosità, passione, professionalità. Tutti hanno la macchina, ma per farla muovere serve la benzina. E nel calcio la benzina è l’intelligenza, la passione, la professionalità. Ecco, diciamo che basta lo spirito di squadra: già quello ti fa essere una persona degna”.

Zbigniew Boniek presidente della Federazione Polacca ha condiviso le parole dell’ex ct: “Ho parlato con Sacchi dopo la partita e abbiamo concordato sul fatto che Balotelli non era preparato. Dal punto di vista fisico non era pronto per una partita così, comunque condivido le parole di Sacchi, ma si parla di intelligenza calcistica. Mi dispiace per Mario, ma l’ho visto impreparato per certi sforzi, quindi è colpa sua se non è pronto: un professionista non può essere in queste condizioni, così non serve a nulla. C’era un giocatore con 15 chili di sovrappeso. Era Balotelli? Non lo so…“.

Ecco, Balotelli parla di razzismo, racconta di aver sofferto per l’assenza di rispetto che il razzismo comporta. Ma nel momento cruciale si presenta per vestire la maglia della Nazionale – di quell’Italia da lui descritta come “razzista” – in condizioni fisiche pessime, con 15 chili di troppo. Un gesto che può essere facilmente avvertito come mancanza di rispetto, superficialità, sufficienza. Non scarsa intelligenza, quella no. Ma la strada per diventare un leader, credibile, della Sinistra è ancora lunga. Per la Sinistra che verrà, inteso. Per quella attuale basta forse quello che sei, Mario. A partire dal rispetto. Preteso ma non dato.