Home Politica Estera Navi e migranti, Spagna al collasso: “Non riusciamo a gestire gli arrivi”

Navi e migranti, Spagna al collasso: “Non riusciamo a gestire gli arrivi”

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Dopo le festa con le televisioni di tutto il mondo: i canti, i balli i cartelli di benvenuto, la Spagna deve fare i conti con la dura realtà delle migrazioni nel Mediterraneo. Il primo ministro Pedro Sanchez, dopo l’unanime apprezzamento per aver concesso il porto di Valencia alla nave Aquarius con 629 migranti a bordo respinta da Italia e Malta, si trova a dover dare una risposta adeguata agli sbarchi che ogni giorno interessano direttamente la costa meridionale del paese.

Migranti, Spagna al collasso

La rotta del Mediterraneo occidentale è diventata la più battuta da migranti economici e i richiedenti asilo in Europa e sta mettendo alla prova la risposta delle autorità spagnole. Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia Onu per i Rifugiati quasi 18.000 persone sono arrivate quest’anno nel sud della Spagna. Dei 972 che hanno perso la vita in mare, quasi un terzo 292 persone sono morte cercando di raggiungere la Spagna. Secondo l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni  sono circa 5.000 migranti giunti via mare dall’11 giugno. Questo picco sta mettendo in evidenza le carenze nella risposta della Spagna, un sistema di accoglienza in balia dell’improvvisazione. Le stazioni di polizia di Cadice, la provincia più meridionale della Spagna, sono piene e le autorità stanno trasformando le strutture sportive, gli ostelli in affitto e persino i terminal dei traghetti in centri di accoglienza di emergenza. Martedì scorso, ​​il centro sportivo di Tarifa ospitava più di 600 persone, molte provenienti dal Bangladesh o dallo Sri Lanka. Le donne, alcune delle quali incinte e altre con i neonati, dormivano sul campo da basket, insieme a decine di adolescenti non accompagnati. Mercoledì, le autorità spagnola hanno deciso di non accogliere più persone a Tarifa e una nuova struttura è stata aperta nella vicina città costiera di Barbate. Giovedì ci sono stati momenti di tensione quando un gruppo di marocchini hanno preso d’assalto un’uscita e sono riusciti a sfuggire alla polizia.

La Spagna ha accordi bilaterali con il Marocco, l’Algeria e altri paesi africani per il rimpatrio dei propri cittadini, e questo rende impossibile per ii cittadini di questi paesi di ottenere asilo da Madrid. Ma questo non scoraggia le partenze perchè molti migranti africani  ricevono un ordine di espulsione che le autorità spagnole sono in grado di gestire e portare a buon fine i rimpatri. La maggior parte viene rilasciata e continua a nord, in Francia e oltre. Tra coloro che rimangono – in attesa di asilo e dunque impossibilitati a lavorare – un piccolo numero riceve assistenza pubblica per un massimo di due anni. La Spagna si ritrova improvvisamente a dover gestire i problemi che sono stati dell’Italia.

Il ruolo della Spagna è stato al centro del vertice UE appena concluso a Bruxelles. Il paese iberico si è arenato su un sistema di asilo che accumula più di 43.000 domande inevase – lo scorso anno è stato concesso asilo a 4.670 persone – e su respingimenti controversi dei migranti catturati nelle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla in Africa settentrionale.

Il difensore civico dell’Andalusia ha dichiarato che “il livello d’allerta è stato ampiamente superato”. I cinque centri di accoglienza per minori della provincia di Cadice accolgono in media il doppio delle persone per cui sono stati realizzati. La croce rossa si è attivata per installare nella zona hotspot temporanei, mentre gli impiegati dei centri di accoglienza per minori lamentano che vengano mandati nei centri anche “giovani evidentemente maggiorenni”. L’alto numero di arrivi rende impossibile non solo “l’opera di orientamento e sostegno” per cui i centri sono stati concepiti, ma anche le misure di assistenza di base.

I due Centri di Identificazione ed Espulsione per stranieri – CIE –  della provincia hanno sede a Tarifa e Algeciras e si trovano nella stessa situazione. Algeciras è un centro piccolo, per soli 30 migranti, e ne accoglie ora oltre 200, mentre quello di Tarifa era chiuso da due settimane a causa di un problema di forniture idriche. Le forze di polizia locali hanno fatto presente l’impossibilità di gestire numeri simili di migranti, a meno di non affidarli alle ONG che trovino una sistemazione temporanea in attesa delle decisioni della magistratura. Secondo la legge spagnola, infatti, uno straniero immigrato illegalmente può essere trattenuto per 72 ore mentre la magistratura, anch’essa sopraffatta dai numeri, deve decidere se ordinarne l’espulsione o metterlo in libertà.

In questi giorni è stato negato l’accesso ai reporter di Associated Press che volevano vedere i CIE di Tarifa e Algeciras, quest’ultimo un ex carcere tanto fatiscente che secondo l’ufficio del Difensore Civico spagnolo avrebbe dovuto essere chiuso. Gestiti dalla polizia con poca trasparenza e sostanzialmente nascosti all’opinione pubblica, questi centri sembrano essere modelli per le strutture simili che vengono proposte come risposta alla questione migratoria sul suolo europeo o all’estero.