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Macron: “Centri di accoglienza per migranti solo in Italia”. Minacce di morte a Salvini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:11
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Dopo tredici ore e mezza di trattative è arrivato nella notte tra giovedì e venerdì, alle 4 e mezza, l’accordo tra i leader europei sulla questione migranti. Ad annunciarlo è stato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che twitta: «I 28 leader hanno trovato un accordo sulle conclusioni del consiglio europeo, inclusa l’immigrazione». A prevalere sarebbe stato il principio di solidarietà tra i Paesi europei di «primo ingresso». Il premier Giuseppe Conte ha commentato: «Chi arriva in Italia arriva in Europa e tutte le navi che arrivano nel Mediterraneo devono rispettare le legge quindi anche le ong e non devono interferire con la guardia costiera libica». Ma incerta è rimasta la questione dei centri di prima accoglienza e su questo punto l’accordo risulta troppo fragile.

Più volte durante il vertice si è rischiata la rottura. L’’Italia si è detta incline a mettere una riserva su tutto il documento conclusivo del vertice. Insieme al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, persino più duro del presidente del Consiglio. L’Italia ha scompaginato i lavori del Consiglio. Alla fine si è fatta strada l’idea di un accordo su centri per migranti su base volontaria, con personale e soldi europei, e con sanzioni economiche, o un conto complessivo da pagare, per tutti i Paesi dell’Unione, anche per coloro che non li vogliono sul proprio territorio. Come chiesto dall’Italia, le conclusioni del Vertice hanno ribadito la necessità, come riportato da Adnkronos, «di un nuovo approccio fondato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri per gli sbarchi di chi è salvato nelle operazioni di ricerca e soccorso» in mare. In questo contesto, i leader presenti al vertice hanno chiesto alla Commissione Ue di «esplorare rapidamente il concetto di piattaforme regionali di sbarco» nei paesi terzi che dovrebbero «operare distinguendo le situazioni individuali dei migranti, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza creare un fattore calamita». Le conclusioni del Vertice prevedono che «sul territorio dell’Ue chi viene salvato secondo il diritto internazionale debba essere preso in carico sulla base di uno sforzo condiviso, attraverso il trasferimento in centri controllati istituiti in alcuni Stati membri, solo su base volontaria». L’Italia a  detto finalmente di si, ma «solo se anche altri Paesi ci stanno, un meccanismo volontario va bene, ma a patto che ci sia almeno un gruppo di Paesi che si dichiari disponibile».

Un’ ipotesi fragile, quella della disponibilità, subito affossata dalle parole del presidente francese Emmanuel Macron: «Le regole di diritto internazionale e di soccorso in mare sono chiare: è il Paese sicuro più vicino che deve essere scelto come porto di approdo. Le nostre regole di responsabilità sono altrettanto chiare: si tratta del Paese di primo approdo nell’Ue. In nessun caso questi principi sono rimessi in discussione dall’accordo». 
Lo stesso capo dello Stato francese, insieme al collega belga Michels, ha precisato che i centri di accoglienza nella Ue su base volontaria «vanno fatti nei Paesi di primo ingresso, sta a loro dire se sono candidati ad aprirli». Aggiungendo che ««la Francia non è un Paese di primo arrivo». Michels precisa che l’accordo «non ha cambiato il sistema di Dublino e conferma la responsabilità dei Paesi di primo ingresso». Ciò significa che la strada per concretizzare l’accordo di principio sulla condivisione degli sbarchi è tutta in salita e per ora tale condivisione riguarda in particlare Italia e Spagna. I centri di accoglienza «su base volontaria» non verranno accettati in paesi che non siamo il primo approdo dei migranti – quindi verranno allestiti solo nel Sud Europa, con l’impegno da parte di Bruxelles a sostenerli finanziariamente. Resta in piedi dunque il trattato di Dublino: il peso degli sbarchi e della gestione delle domande di asilo continuerà a gravare sui paesi di primo ingresso, Italia, Grecia e Spagna in primis.
E dopo il belga Michels – che ha ribadito che non sorgeranno centri di accoglienza in paese non affacciati sul Mediterraneo – anche lo spagnolo Pedro Sanchez ridimensiona la portata dell’accordo comunicando che il suo Paese ha già centri per l’approdo e non intende aprirne di nuovi. L’Ungheria vive invece la conclusione del vertice come un tronfo delle sue posizioni: «Grande vittoria dei quattro Paesi Visegrad al vertice europeo. Assieme siamo riusciti ad evitare la ridistribuzione obbligatoria dei migranti. L’Ungheria non diventerà un Paese di migranti» dice il ministro per le Politiche europee Szabolcs Takacs, sul suo profilo Twitter.
Quindi nessun accordo concreto e nessuna svolta al vertice europeo a Bruxelles sui migranti. Resta irrisolto inoltre il problema cosiddetti «movimenti secondari» vale a dire lo spostamento dei migranti all’interno dell’area Ue che dovranno essere evitati il più possibile. In teoria l’Italia potrebbe vedersi restituire o respingere alle frontiere gli stranieri che tentano di passare in Francia, Austria, Germania.  Angela Merkel è sotto pressione da parte del suo ministro degli interni Seehofer, che minaccia di far cadere il governo se la Germania non adopererà misure severamente restrittive sull’ingresso dei migranti.

Quello che sembra davvero cambiare, per l’Italia, è il futuro delle Ong. A ribadirlo è il Ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Le Ong non vedranno più l’Italia se non in cartolina. Ora ci sono due navi davanti alla Libia di Proactiva Open Arms  chiedo che oggi stesso pubblichino l’elenco dei finanziatori». Loro e le altre Ong «fanno politica, mi danno del razzista e del fascista ma, come dicono i militari italiani e libici, aiutano gli scafisti: la loro presenza è un pericolo per chi parte e un invito a nozze per gli scafisti», ha proseguito Salvini: «Ho sentito il Ministro delle Infrastrutture, anche noi emaneremo una circolare che chiude i porti non solo allo sbarco ma anche alle attività di rifornimento alle navi Ong, che sono indesiderate in Italia».

«Con le navi delle Ong ho fatto solo quel che mi ero impegnato a fare quando ho chiesto i voti agli italiani. Ho messo in conto opportunità e rischi e dico che se non avessi agito così ora avremmo decine di sbarchi» ha ribadito il Ministro. C’e’ chi sperava morisse qualcuno, per vedere lui e il Governo in difficoltà: “I morti c’erano prima. In compenso, io da allora ricevo minacce di morte e insulti quotidiani. Mi scivolano via come l’acqua”.

Fonte: Adnkronos

 

 

 

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