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Ennesima sconfitta, conti in attivo. I deputati PD costati agli italiani quasi 14 milioni di euro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:19
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Dal referendum costituzionale alle comunali di ieri. Il PD ha dovuto fare i conti con l’elettorato e gli esiti non sono stati buoni. Ma era quasi scontato, fare i conti con i conti del Partito Democratico riserva invece qualche sorpresa, sopratutto per quanto riguarda i costi dei deputati PD. Spese notevoli, ma conti in attivo, sembra. Ma sono soldi che escono dalle tasche degli italiani. L’uso fatto dai deputati PD è ora verificabile dal rendiconto parlamentare, che certifica un costo di quasi 14 milioni di euro.

Nel dettaglio le spese per il personale che ruota attorno ai deputati PD è stata di 10.592.918 euro. “Le spese sostenute per il personale dipendente assorbono l’80% del contributo erogato dalla Camera dei deputati”. Fino al 31 dicembre 2017 i dipendenti erano 143, più 8 distaccati dal partito. Di questi, molti non hanno visto confermato il contratto di lavoro per la drastica  riduzione del numero dei parlamentari dopo il 4 marzo. Ora i deputati PD sono 111. A fine 2017 erano 282. E fino all’anno precedente erano 301, prima che in 9 lasciassero il gruppo ovvero Pier Luigi Bersani e gli altri confluiti in Mdp. La conduzione del partito da parte di Matteo Renzi, numeri alla mano, ha quindi ridotto il peso politico dei Dem di quasi due terzi.

Il resto del contributo della Camera – 1.991.120 euro – è stato speso per la maggior parte nella categoria ‘servizi’: convegni, pubblicazione di materiale,  stand alla Festa de L’Unità. E, sopratutto, a sostegno dell’attività politica dell’ex Segretario.  Matteo Renzi ha chiesto ed ottenuto un contributo costato 130.133 euro per ‘Treno Destinazione Italia‘ una campagna informativa nazionale, in collaborazione con il gruppo parlamentare PD del Senato, sulla attività parlamentare svolta da deputati e senatori nei quattro anni di legislatura trascorsi. Il costo complessivo riguardante la locazione di uno spazio apposito in una carrozza del treno, la stampa e la distribuzione del materiale di comunicazione è stato di 130.133 euro. Molto meno rispetto a quanto chiese e ottenne per la campagna sul referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, poi perso. Furono spesi quasi un milione e mezzo di euro 1.416.384.

Nel 2017 i deputati PD di Montecitorio hanno speso 373.320 euro nel capitolo ‘studio’ per “indagini demoscopiche commissionate a due società specializzate per rilevare informazioni e pareri dell’opinione pubblica su argomenti e materie trattate dal gruppo nelle commissioni permanenti e in aula“. Uno “studio” dunque per capire meglio l’Italia che non è servito a molto, se si osservano gli esiti del 4 marzo e delle comunali di poche ore fa.

Per quanto riguarda il capitolo ‘editoria’, il PD ha speso 107.216 euro per “l’acquisto di quotidiani e riviste per la presidenza del gruppo” e abbonamenti ad agenzie di stampa, a riviste specializzate. Tra queste ultime figurano pubblicazioni sul mondo del lavoro come ‘Plus plus lavoro’ del Sole24Ore, la ‘Notizie Agenzia Agricoltura’ di Agricolae e ‘Ristretti Orizzonti’ di Granello di Senape, associazione di volontariato che si occupa del mondo carcerario.

La voce di rendiconto oneri della ‘comunicazione’, pari a 1.203.744 euro, “si riferisce principalmente alle attività svolte per favorire e divulgare il lavoro prodotto dal Gruppo (…) Tra le principali iniziative -si legge nel rendiconto- ricordiamo: la creazione della campagne di comunicazione e informazione tv e radio locali e sui social network (633.197 euro); la partecipazione, con un proprio stand istituzionale, alla Festa nazione de L’Unità a Imola (129.588 euro)”.

“Quindi altri 16.615 euro per altre iniziative come Scuola Dem e 65.951 per “opuscoli, manifesti e locandine su ‘La verità sulla morte di Aldo Moro'”.

Poi 26.241 euro per “attività di divulgazione del lavoro parlamentare sul territorio”. E ancora i rimborsi delle spese sostenute dai deputati in rappresentanza del gruppo: 8.584 per attività svolte all’estero e 19.649 in Italia. Per il sito, l’app del tablet e i telefoni cellulari sono stati spesi 55.864 euro. La voce di rendiconto oneri ‘altri servizi’ riguarda l’ammontare di tutte le spese di gestione del gruppo ovvero 301.840. Di questi, 158.282 euro sono andati in spese telefoniche.

Alla fine dei conti  bilancio del Partito democratico per il 2017 si è chiuso con un avanzo di 555.329 euro, un passo in avanti rispetto al buco da 9.465.745 euro registrato solo un anno fa. Un risultato, come si legge nella nota integrativa, “principalmente dovuto a tre fattori”: le somme derivanti dal 2xmille, “l’intensa azione di recupero delle quote dovute dai parlamentari morosi” e la “riorganizzazione del partito avviata nel corso del 2017”.

Le cifre del 2xmille sono da record, il Pd è stato il partito più ‘gettonato’ in assoluto in Italia con 7.999.885 euro di donazioni. Per quel che riguarda invece il recupero delle somme dovute da deputati e senatori dem, la vicenda per il Nazareno è stata più rocambolesca. il tesoriere Francesco Bonifazi ne ha fatto una vera e propria crociata, lavorando su due fronti con una sorta di ‘Equitalia interna’ sui parlamentari del Pd e rivolgendosi alla magistratura per gli ex.

 

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