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Morale di Macron e Renzi sui migranti. Arrestato il capo del consorzio Maleventum: “Frode ai danni dell’Italia”

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Paolo Di Donato e l’accoglienza ai migranti. Un nome che crea qualche problema allla retorica degli ultimi tempi. Quella per cui chi non accoglie i migranti è un fascista. In Italia, s’intende. Gli italiani sono fascisti. E’ fascista chi non vota PD e ne accetta le politiche sull’immigrazione, s’intende. E’ il nuovo asse Macron Renzi impegnato a colpire duro sul nuovo Govero e le sue politiche. Per motivi diversi.

Il giovanissimo Presidente francese critica con parole sopra le righe l’Italia – e chiunque gli capita a tiro, anche un ragazzino  che lo chima per nome – per distogliere l’attenzione su quanto accade a Ventimiglia e nel timore di un ritorno della Destra di Marine Le Pen. L’altrettanto giovane Renzi, disarcionato da Palazzo Chigi e dalla Segreteria del PD tenta di riacquisire una leadeship e parla da segretario come se Martina, il segretario reggente, non esistesse.  Non difende gli italiani e l’Italia dall’insulti di Macron perchè la correlazione “se dici no all’accoglienza allora sei un fascista” tanto cara alla retorica vemente del francese, fa comodo, è ricattatoria al punto giusto, è già stata usata dall’ex segretario Dem e intende ancora farne uso. Ben vengano dunque gli insulti di Macron agli italiani. Renzi ha deciso di non dire una parola in difesa del popolo che vorrebbe rappresentare. Quando ha detto Renzi che gli italiani sono potenzialmente dei fascisti? Pochi mesi fa, in occasione del raid di Luca Traini a Macerata, una rappresagli assurda, conseguenza di un massacro non meno assurdo, quello di Pamela Mastropietro. Un nome mai pronunciato dall’ex premier italiano. Che tuttavia ha pronunciato spesso il nome del francese Eammanuel Macron. Lodandolo. E lodando così anche sè stesso.

+++IL DISCORSO CHE HA ISPIRATO MACRON+++L'intervento di Matteo Renzi alla Sorbona a Parigi del 26 Novembre 2015, citato da Emmanuel Macron nell'intervista a Il Foglio.La risposta al terrorismo è investire in sicurezza e cultura, e dare gli strumenti ai giovani per affermarsi.METTI MI PIACE E CONDIVIDI SE SEI D'ACCORDO!

Pubblicato da Matteo Renzi News su Giovedì 18 maggio 2017

Ora la correlazione: “no ai migranti, fascisti” contrapposta a “sì ai miganti, gente buona, stimata da Merkel e da Papa Francesco” deve fare i conti con qualche dato di realtà. E dalle notizie che arrivano sul businness cinico e sporco creato sulla pelle degli migranti. Essere umani che devono continuare a credere che in Italia c’è un futuro: devono partire,  spopolare il loro Paese e lasciarlo in mano alle multinazionali, attraversare il mare pagando  crifre da copogiro, rischiare la morte, e finire sfruttati in campi di pomodori. Nel migliore dei casi. Nel peggiore dei casi, invece, lasciano dei trolley a lato strada. Con dentro una povera ragazza italiana.

Il dato di realtà è che la Procura di Benevento ha disposto l’ordinanza di arresto per Paolo Di Donato, re dell’accoglienza ai migranti, al vertice del consorzio Maleventum. Di Donato per la Procura è a capo di un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai dannni dello Stato. Tra le accuse anche quella di falso e corruzione. Un «soggetto pluripregiudicato di notevole pericolosità sociale» per il gip Gelsomina Palmieri. Un uomo che sul businness dei migranti, secondo la Procura ha fondato una fortuna. Paolo Di Donato, 48 anni, è diventato suo malgrado, un uomo simbolo del business dell’accoglienza migranti nel Sannio. Il suo cammino politixo è inziato con l’Udeur di Clemente Mastella. Dopo passa al PDL e diventa consigliere comunale di Sant’Agata dei Goti. Dopo insieme a Nunzia De Girolamo e ad altri decide di entrare nell’NCD di Angelino Alfano Ministro dell’Interno durante il governo di Matteo Renzi.

Sette anni fa, dichiarava un reddito annuale di 470mila euro, introiti che secondo  la Procura derivano dall’accoglienza dei migranti attraverso il consorzio Maleventum e i centri di accoglienza che fanno capo al consorzio, di cui Di Donato sarebbe il vero dominus. Due anni è iniziata un’indagine che, delegata insieme alla Questura e al Comando provinciale dei carabinieri di Benevento, ha approfondito il sistema d’affari dell’accoglienza sannita. Un sistema dove il re è risultato essere Paolo Di Donato. Da Damasco uno a Damasco tredici, come si chiamano tutti i centri di accoglienza del «Maleventum» il giro d’affari è considerevole. L’importo netto accreditato a nome del consorsio «Maleventum»  per il 2016 è stato di sei milioni e 201mila 872 euro. 

 Le sue conoscenze in Prefettura, in Questura e alla Procura della Repubblica gli hanno consentito di conoscere in anticipo i controlli programmati nei centri del «Malaventum», ma anche di avere le prime imbeccate sull’inchiesta che lo ha portato agli arresti domiciliari. Il nove marzo del 2016 va in Questura chiede di parlare con un ispettore capo suo conoscente. Il funzioanrio registra la conversazione e ne fa un’accurata relazione di servizio. Di Donato diceva: «Da Roma…persone intorno ad Alfano mi hanno detto come dovevo dire, di non parlare male della Prefettura, non dire che i soldi non arrivano, però mo’ sono venuto a sapere l’indagine che state facendo voi».

Io non ho la Ferrari, non ho la Porche – dichiarò Di Donato quando i giornlisti inziarono a chiedergli conto della sua attività – Il mio consorzio Malaventum non è la Caritas, non è un’associazione di volontariato. Il mio margine di utile è il 10% ogni anno”. Un milione di euro di utili ogni dodici mesi. Su Facebook si era fatto immortalare alla guida di un motoscafo e vicino ad una Ferrari. “Sette anni fa ho avuto la Ferrari, poi l’ho ceduta e allora?” . Forse verrà condannato, Di Donato. Ma nessuno in Francia o in Italia, lo accuserà mai di essere un fascista. E’ già molto, visti i tempi.