Home Persone Alessandra Appiano, il marito: “Era buona d’animo. Un maleficio l’ha uccisa”

Alessandra Appiano, il marito: “Era buona d’animo. Un maleficio l’ha uccisa”

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Pochi giorni dopo la sua morte si torna a parlare di Alessandra Appiano, la scrittrice vittima di è un male oscuro, improvviso, che l’ha sottratta alla vita in meno di due mesi. Torna a parlare di lei Nanni Delbecchi, il marito, giornalista del Fatto Quotidiano che ha dedicato alla moglie una lettera aperta, sconvolgente e bellissima nella sua autenticità.

Alessandra Appiano, il marito racconta tutto

«Tra i lettori di queste righe ce ne saranno alcuni che conobbero Alessandra, ed è verosimile che sviluppino riflessioni più o meno analoghe. Ma quelli che non la conobbero, vorrei che avessero di lei l’immagine più semplice che io ne porto nel cuore: era una donna buona».

«Mia moglie è soggiaciuta al raptus di un disturbo manifestatosi in modo oscuro e quasi metafisico, un maleficio che non le ha lasciato scampo nonostante i diversi tentativi di cura – le sue parole, 11 giorni dopo la morte – Alessandra era una sorgente infaticabile di luce ed energia non solo per me ma anche per i nostri tanti amici. È stata la donna più attenta alla propria salute che abbia mai conosciuto, dedita alla propria cura e al proprio aspetto».

«Aveva le sue tristezze e le sue malinconie – continua – Era un’artista vera, duplice anche nel suo lavoro, capace di tormentarsi per tre mesi sul ‘non ho più niente da dire’ e poi di buttar giù di getto un romanzo nei tre mesi successivi. Aveva i suoi momenti di crisi, ma quale persona intelligente e sensibile non ne ha?». La malattia è arrivata in tempi recenti: «In cinquanta giorni è cambiato tutto» scrive ancora il marito.

«Tutto si è rivelato inutile, un calvario da uno specialista all’altro, fino alla decisione del ricovero per scongiurare qualsiasi gesto estremo. Ma la mattina del 3 giugno, da quel luogo che doveva curarla e proteggerla è potuta fuggire, vagare indisturbata per i deserti vialoni della periferia fino a raggiungere uno dei tanti anonimi grattacieli milanesi, sede di un hotel. Dalla terrazza dell’ottavo piano ha guardato per l’ultima volta quella città che amava tanto».