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Alessandra Appiano, quel dolore per la morte di Fabrizio Frizzi

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Alessandra Appiano e la sua scomparsa spavenosa. Una tragedia che peremette di conoscere e capire meglio una donna che deve essere stata un dono per chi l’ha conosciuta ed avuta per amica. Una gentilezza e un senso dell’amicizia innate, un sorriso luminoso. Ecco, quel sorriso ricorda un’altra dolcezza, da poco scomparsa. Quella di Fabrizio Frizzi.

Alessandra Appiano e Fabrizio Frizzi, quello che li univa

Il destino li ha fatti incontrare qualcosa li ha accumunati: la gentiliezza, la bontà d’animo. Dopo, il rimpianto di chi li ha perduti. Se ne sono andati in maniera diversa, ma hanno sofferto entrambi, e entrambi sono rimpianti. Un dolore, quello per la scomparsa di Fabrizio, che anche Alessandra aveva provato, dedicandogli belle parole alcuni giorni dopo la sua scomparsa, una fine fine che ha anticipato di poche settimane l’addio alla vita di lei, altra anima bella.

Così Alessandra Appiano scriveva sul Fatto Quotidiano: “Fabrizio aveva scelto un modo di essere da “gratitudine perenne”, un entusiasmo che contagiava concorrenti e pubblico, la gioia che si trasmette quando si è consapevoli di aver vinto alla lotteria della sorte. Una fortuna che Fabrizio ha cercato di restituire ovunque, col sorriso, la gentilezza, la bonomia autentica, mai di facciata. Ho lavorato per lustri come autrice di programmi televisivi, e di Fabrizio Frizzi non ho mai sentito parlare male da nessuno, caso rarissimo in un ambiente dove l’invidia lievita assieme agli ascolti, alimentando pettegolezzi maligni e aneddoti gustosi sulla tirchieria o sulla cafonaggine dei cosiddetti vip. Ma Fabrizio, a cui piaceva atteggiarsi a “famoso per caso”, aveva anche altre inconsuete qualità: trascinante on the stage, nel privato era discreto come un signore d’altri tempiDelle donne della sua vita – Rita Dalla Chiesa e Carlotta Mantovan – ha sempre parlato pochissimo, con l’unica eccezione per Stella, l’adorata figlia di cinque anni che l’aveva ringiovanito, o “rimbambinito” come diceva lui, ma purtroppo non immunizzato dalle tragedie della vita. Fabrizio mancherà davvero agli italiani, e in Rai (altro fatto eccezionale) si respira un’aria di reale cordoglio e costernazione. Vorrei ricordarlo per un gesto di generosità speciale, quando donò il suo midollo a Valeria, una bimba gravemente ammalata. In una società in cui si mette volentieri la faccia e le buone intenzioni lui mise un organo compatibile e della sofferenza fisica. La stessa sofferenza che, moltiplicata per cento, ha affrontato con il garbo che metteva nella sua professione. Avrebbe parlato, a favore della ricerca, solo se fosse guarito. Non è successo, ma è successo un altro piccolo miracolo: le lacrime dei colleghi, che vediamo oggi in diretta in tanti programmi, sono sincere

Su Facebook il 18 marzo Alessandra ricordava ancora Fabrizio con queste parole: “Abbiamo appena pianto per lui. Per la sua gentilezza e della bontà d’animo. Cerchiamo di dare ai giovani continui esempi positivi, per insegnare loro che solo i giusti vengono ricordati per sempre, mentre chi fa della violenza il suo credo, verrà nominato forse nelle pagine di cronaca nera“.

Smebravano due anime nate dallo stesso conio, Fabrizio e Alessandra. Hanno risposto con il sorriso fino senza mai far pesare agli altri il dolore che provavano, fisico o spirituale che fosse, fino a quando hanno potuto. Che riposino in pace entrambe.

 

 

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