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Antonio Ciontoli: “Dio mio quanto odio”

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«Dio mio quanto odio, aiutaci…» sarebbero queste le parole di dolore e di sgomento scritte da Antonio Ciontoli su FB.  Il maresciallo della Marina Militare condannato in primo grado a 14 anni dalla Corte di Assise di Roma, per omicidio volontario con dolo eventuale, per la morte di Marco Vannini. A scriverlo è il Messaggero che tuttavia ritiene che il profilo dove è apparsa quest’invocazione, a nome Anonio Ciontoli, potrebbe in realtà essere un fake.

Perchè Antonio Ciontoli,  la moglie Maria, i figli Federico e Martina, tutti e 3 condannati a 3 anni per omicidio colposo, finora si sono trincerati nel silenzio dal 18 maggio 2015, il giorno in cui il ragazzo cerveterano di 20 anni è ferito mortalmente da un colpo di Beretta. Il padre della fidanzata di Marco, che si è attribuito la responsabilità dello sparo, avrebbe affidato un suo pensiero anche a Papa Francesco. Un’invocazione è  infatti comparsa nella bacheca social di Antonio Ciontoli, originario di Caserta città dove vivrebbe attualmente con la moglie Maria Pezzillo «Santo Padre, grazie per la speranza di vita che mi doni. Amore, non odio». La notizia ha fatto presto il giro del web, approdata anche sul gruppo Fb “Giustizia e Verità per Marco Vannini” che conta quasi 40mila iscritti da tutta Italia.

Intanto i genitori di Marco sono disperati. «Ho ancora in testa le urla di mio figlio che si sentono nelle chiamate al 118. I Ciontoli dicevano che mio figlio si era ferito con un pettine a punta e invece soffriva», ricorda Marina, la madre di Marco Vannini. La donna è straziata dal dolore: «Davanti alla lapide di mio figlio non so ancora come farò a dirgli che il mazzo di fiori che gli avevo promesso come simbolo di giustizia non c’è, perché questo passo avanti non c’è stato».

Nel frattempo Cerveteri e Ladispoli si stanno mobilitando per protestare contro la sentenza del tribunale di Roma. Cittadini, commercianti e associazioni si sono riuniti ieri per promuovere azioni significative, come cortei e fiaccolate, in onore del ragazzo di Cerveteri che sognava di diventare un pilota dell’Aeronautica militare. Interviene anche la politica. «Mai come ora occorre essere vicini a Marina e Valerio. Mi sarei aspettavo una pena un pochino più pesante», è il commento del sindaco cerveterano, Alessio Pascucci. «Noi ci spogliamo della veste politica e ci schieriamo a fianco delle migliaia di persone che urlano con forza pretendendo dalle istituzioni il compito di vigilare e verificare il corretto operato di chi è chiamato a fare giustizia», rivendica la lista Governo Civico di Ladispoli.