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Pamela, niente funerale per il corpo straziato

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Con due ferite al fegato, Pamela Mastropietro – la 18enne romana che dopo essersi allontanata da una comunità di recupero è stata uccisa e fatta a pezzi a Macerata il 30 gennaio scorso – ha perso un litro e duecento millilitri di sangue in un’ora: una perdita che causa lo stato di choc, a cui segue la morte nel giro di un quarto d’ora. È quanto spiegano i consulenti medico legali della procura –  il prof Mariano Cingolani con i medici legali Dora Mirtella e Roberto Scendoni, e il prof Rino Froldi, tossicologo, tutti dell’università di Macerata –  nella relazione depositata venerdì in Tribunale. L’esame sui resti della povera ragazza è prceduto con grandissime difficoltà dovute alle condizioni del cadavere: fatto a pezzi,lavato con la candeggina e completamente dissanguato.  Il decesso viene collocato tra le 11, quando Pamela era ancora viva e viene vista per strada, e il primo pomeriggio. La causa della morte viene indicata senza alcun dubbio nelle due ferite al fegato.
Dall’esame è emerso che un depezzamento del corpo come quello fatto sulla ragazza, scrivono ancora, una persona da sola impiegherebbe diverse ore, un pomeriggio intero, e dovrebbe comunque avere competenza ed esperienza.
Considerando il caso di Pamela torna in mente un’intervista al presidente della Nigeria Muhammadu Buharial quotidiano Telegraph del febbraio di due anni fa, che a proposito  dei propri connazionali dichiarava: 
Alcuni nigeriani affermano che la vita è troppo difficile a casa, ma poi alcuni nigeriani hanno anche reso difficile per gli europei e gli americani accettarli a causa del numero di nigeriani in diverse prigioni in tutto il mondo accusati di traffico di droga o traffico di esseri umani. Non penso che i nigeriani abbiano qualcuno da incolpare per questo. Possono rimanere a casa. I loro servizi sono necessari per ricostruire il paese. Se i loro connazionali si sono comportati male, la cosa migliore per loro è restare a casa e incoraggiare la credibilità della nazione.Certamente. Ma siamo sulla buona strada per salvarlo. Incoraggeremo i nostri connazionali a rimanere a casa, a lavorare sodo e a vivere a casa in modo rispettabile “.
Intanto la famiglia di Pamela Mastropietro continua a chiedere giustizia.A circa due mesi e mezzo dal tragico ritrovamento del corpo smembrato e chiuso in due trolley, a Pollenza il 31 gennaio scorso, la famiglia della ragazza, ancora in attesa del nulla osta della magistratura per poter celebrare i funerali.

«Pamela non era una drogata come qualcuno si ostina a far credere per offuscare il giudizio delle persone – continua – Pamela era ricoverata nella comunità terapeutica perché soffriva di un disturbo della personalità grave che, come effetto secondario, la portava a usare stupefacenti come automedicamento, che è cosa diversa». Secondo la famiglia, Pamela non ha raggiunto i Giardini Diaz di Macerata per comprare droga ma perché voleva tornare a tutti i costi a Roma: «A noi risulta che era lì perché c’è la stazione di pullman diretti a Roma. Voleva tornare a Roma, dalla sua famiglia. In precedenza era andata alla stazione dei treni dove si era rivolta con insistenza per avere informazioni sulle partenze per tornare a Roma, ma uno per la Capitale era passato pochi minuti prima». «Si dà tutto troppo per scontato», continua Verni secondo il quale «non è corretto neppure dare per vero tutto quello che dice Innocent Oseghale», in carcere con le accuse di occultamento e vilipendio di cadavere e «che ha più volte cambiato versione».

La famiglia di Pamela chiede di indagare a 360 gradi. «Ci auguriamo anche che qualcuno abbia disposto indagini e ispezioni nella comunità, perché tutto nasce da lì». «Perché Pamela si è allontanata con quelle modalità? A noi non risultano verifiche – prosegue il legale della famiglia – Ma chiediamo di approfondire tutto il tema di indagine: dal primo fatto, ossia l’allontanamento dalla comunità, all’ultimo ossia l’omicidio». I parenti di Pamela aspettano poi di poter celebrare i funerali della ragazza. «Ci sono ancora accertamenti in corso – conclude lo zio di Pamela – E per quanto il fatto di non aver ancora potuto celebrare i funerali aumenti il dolore della famiglia e dei genitori in particolare, è comunque meglio si faccia tutto adesso piuttosto che dover tornare su quel che rimane del corpo di Pamela in futuro».