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Davide e Fabrizio, perchè i migliori se ne vanno. Cosa ci dice la loro morte

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morte
Rimane un senso di vuoto, e un mistero. Poco altro si può aggiungere dinanzi ad una scomparsa, quale che essa sia. E se la persona scomparsa era una persona amata, e amata perché perbene, profondamente umana e prossima al nostro sentire allora il senso di distacco diventa insostenibile. Ne siamo avvinti e storditi, senza riuscire a venirne a capo. Due lutti improvvisi e dolorosi, nelle ultime settimane, hanno ravvivato questo sentimento di afflizione, smarrimento e, a tratti, rabbia. Perché quando una persona gentile se ne va, per sempre, sembra che il mondo non sia più lo stesso: si svuoti improvvisamente. Può essere un  fratello, uno zio amato, un compagno di scuola. Può chiamarsi Davide o Fabrizio, non importa. Il sentimento è lo stesso.

E c’è sempre la stessa domanda: “perché?“. Perché loro, perché ora. E’ presto. Ma è sempre presto per le persone che hanno dato un significato ai nostri giorni. La genee comune si riconosciuta in questo cordoglio: lo testimoniano le folle di Firenze e Roma. Qualcosa delle loro vita, della vita di ognuno sembra sia andato perso con la loro dipartita. “Qui c’è un silenzio irreale. Un siienzio delle persone che lo hanno conosciuto” – ha detto l’amica Antonella Clerici parlando di Fabrizio – il silenzio di tutte le persone che gli hanno voluto bene, dall’usciere al direttore generale“. Quel silenzio è stato anche il silenzio attonito dinanzi a quella domanda: “perché?“. Un domanda che Antonella ha pronunciato in maniera lacerante: “Perchè un papà deve lasciare la sua bambina?“. Davide e Fabrizio, Vittoria e Stella. Ecco: quando la persona che muore è un padre, un padre premuroso e pieno di dolcezza come furono loro, lo ferita è terribile e il snso di desolazione pervade tutto. Ma Antonella ha detto un’altra cosa. “Dopo abbiamo capito”. Ed ha spiegato: se così tante persone sono accorse a dargli un ultimo saluto è perché hanno capito che persona era”. Le persone, a Firenze e Roma, hanno capito chi era la persona che se ne andava per sempre. Ecco: si può dire che la morte, più che una perdita, è un momento di comprensione. Quando la persona che si lascia viene riconsegnata all’eternità, nella sua essenza, in quel momento vediamo la sua verità, e la sua eternità che sfiora la nostra, perché anche noi saremo ciò che la persona che scompare è ora. A pensarci vengono i brividi.

Ed è un’occasione, la morte, per rivedere il mondo alla luce di quella perdita e accorgersi che poco prima, quello stesso mondo che ora ci appare così spoglio, non lo era affatto: ci portava ogni giorno delle persone meravigliose in dono. Ma noi non lo sapevamo: ce ne siamo accorti  solo dopo. Quando le abbiamo viste salutarci da lontano un’ultima volta. Dobbiamo allora comprendere meglio il nostro presente, sembra dirci la morte, per vedere le persone quando sono ancora prossime a noi e vivere con loro, vicino a loro il più possibile. Per poterle salutare senza  rimpianti.

Un altro amico, Andrea Bocelli, ha riflettuto con parole meravigliose, sulla scomparsa di Fabrizio: “Era un uomo in pace con se stesso, e dunque col mondo. Era un amico, una bella persona. Ebbi modo di comprendere la qualità e la forza dei valori su cui aveva costruito la sua esistenza. Unitamente al dolore per la sua scomparsa, di fronte a simili lutti si riflette con ancora più intensità sul senso e sull’impermanenza della vita, sul fatto che siamo di passaggio, su questa terra – ha aggiunto – E’ lacerante dover ammettere come la mente dell’uomo non sia fatta per comprendere la logica di Dio, e che ci spiazzi, questo continuo alternarsi di arrivi partenze, nel così breve segmento che è la vita. Ma io credo che ciascuno di noi debba ritrovare la serenità, dedicando sempre un pensiero a Colui che ha fatto il mondo, ed in Lui confidando. Poiché la vita è troppo ben congeniata, perché non abbia un senso ed un fine

 

Un uomo in pace con se stesso” dice Andrea di Fabrizio e la stessa cosa si poteva dire di Davide. Bastava vedere i loro amori, Francesca e Carlotta, per comprendere in che modo sereno guardavano alla loro compagna. C’era solo amore. Nient’altro. E’ in virtù di quella pace, che è stata il cuore segreto del loro rapportarsi con il mondo,  noi dovremmo ora comprendere ed accettare la scomprasa di ogni persona che ci ha amato – un padre, un fratello o un amico – e che avrebbe voluto vedere anche noi nella medesima pace. Non cercarla e non accoglierla significa non dare loro la possibilità di farci pervenire l’ultimo dono, il più grande.