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Fabrizio Frizzi ci disse che stava morendo. Ma non voleva che capissimo

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Fabrizio Frizzi nascose la sua malattia, è vero. Quanto si è venuto a sapere dopo – prima le dichiarazioni di Magalli e Giletti, infine la parole di Signorini che hanno sveltao quel poco che restava da comprendere – è rappresentativo dell’estrema discrezione e delicatezza dell’uomo che preferì tacere quanto stava accadendo. I famigliari, gi amici più stretti, lo sapevano. Inevitabilmente anche in Rai, quei pochi, pochissimi che dovevano sapere. Gli altri, il pubblico, la gente comune restavano all’oscuro di questa storia dura e breve: quella della sua malattia e di una lotta impari, che Fabrizio aveva compreso essere disperata fin dal principio. E tuttavia una semplicità e una sincerità innata lo hanno portato, parola dopo parola, a raccontare quello che gli stava accadendo, anche se le sue parole erano come trattenute dal desiderio di non allarmare troppo. Era come se non volesse attenzione su quella tragedia che si consumava dietro i suoi sorrisi. Ma lette ora, le sue parole, e messe una dietro l’altra appaiono come una affranta, dolce dichiarazione di consapevolezza, un dirsi pronto ad andare anche se, con tutte le sue forze, avrebbe voluto restare: “La mia guarigione? Non è ancora finita. Se guarirò, racconterò tutto nei dettagli, perché diventerò testimone della ricerca”. Cosa voleva dire con queste parole? Ora capiamo: intendeva dire che era malato e non c’era cura. Si tentava di curarlo ma l’esito era disperato. Dopo la notte terribile del suo addio queste parole appaiono chiare. Lo erano meno quando vennero pronunciate, perchè Fabrizio non intese attirare l’attenzione su questo. “Dopo il 23 ottobre – giorno del malore –  ho visto la vita assottigliarsi”  disse in un’altra occasione “ammesso che continui la vita – faccio valutazioni importanti sul vivere i rapporti che contano, non disperdo più il tempo, privilegio le cose fondamentali“. Frasi chiarissime, lette così, ma che lui delicatamente “nascose” in una forma più sfumata: “Fino al 23 ottobre scorso pensavo ai miei 60 anni come a un’età ideale, in cui sei maturo, puoi fare le scelte giuste, pur sentendoti ancora fresco e giovanile”, diceva al quotidiano in un’intervista pubblicata il 25 gennaio, “Dopo la visuale è leggermente cambiata: vedi la vita assottigliarsi, ammesso che continui, si fanno valutazioni importanti sul vivere i rapporti che contano, non disperdi più il tempo, si privilegiano le cose fondamentali“. Chi non sapeva, non capiva. Anche se ora sembra tutto chiarissimo. Ma lui voleva così: dire la verità, ma non essere compreso fino in fondo

Non fece della sua malattia uno spettacolo. Per rispetto di sè e anche del pubblico. Nè intese chiudersi nel suo dolore e dimenticare il mondo fino al momento dell’addio. Fece la scelta più difficile: quella di vivere come se dovesse continuare a vivere, anche se sapeva di dover morire.