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Morte di Marco Vannini, il pm formula le richieste di pena per la famiglia Ciontoli

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Una vicenda piena di bugie ed omissioni quella che ruota attorno al povero Marco Vannini, di soli 21 anni, morto il 18 maggio 2015 a Ladispoli in casa dei genitori di Martina, la sua fidanzata. Marco viene raggiunto ida un colpo di arma da fuoco sparato da Antonio Ciontoli, padre della fidanzata. Tutto inizia alle 23.30. Marco in quel momento si trovava in bagno. Il proiettile aveva perforato il polmone e il cuore. Dopo lo sparo Federico Ciontoli, fratello della fidanzata di Marco, e la mamma provvedevano a chiamare il 118, omettendo tuttavia di dire che il ragazzo era stato raggiunto da un colpo di pistola. La richiesta di aiuto veniva disdetta. Dopo mezz’ora, il 118 veniva ricontattato. Nelle chiamate al 118 si sentiva distintamente il ragazzo urlare dal dolore. L’arrivo dell’ambulanza avviene all’una di notte. Dopo una lunga agonia, Marco moriva alle ore 3:10. L’intera famiglia Ciontoli è accusata di concorso in omicidio volontario.

Davanti ai giudici della prima Corte d’Assise di Roma, il pm Alessandra D’Amore ha chiesto una pena a 21 anni di carcere per il capofamiglia Ciontoli, sottufficiale della Marina Militare. Chiesti 14 anni per la moglie Maria Pezzillo e i due figli, Martina e Federico. Nel processo è imputata anche la fidanzata di Federico Ciontoli, Viola Giorgini, per la quale l’accusa chiede due anni di carcere  – con sospensione della pena – per omissione di soccorso