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Morte di Davide Astori, la straordinaria lezione di Francesca

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fioretti

Si può insegnare qualcosa, anzi impartire una lezione di stile e di vita, oggi più di ieri, senza dire una parola. Senza dire una parola perchè non c’è niente da dire e si resta ammutoliti, bisognosi di silenzio, dinanzi ad un evento incomprensibilie e al dolore che ne proviene. Francesca Fioretti, nelle ore e nei giorni sconvolgenti seguite alla morte improvvisa di Davide Astori – verrebbe da dire “assurda” ma lo sono tutte le morti, anche quelle più accettate e prevedibili, forse perchè in cuor nostro sappiamo di non essere stati creati per morire davvero – non ha fatto nulla se non l’essenziale. Ed era questa la cosa più difficile da fare. Sono stati giorni in cui ci si attendeva -.ingiustamente – qualcosa da lei: una parola sull’amore della sua vita, un ricordo, uno scatto che lasciasse intuire qualcosa. Niente. Non è difficile immaginare che abbia parlato pochissimo, anche con le amiche più intime. Francesca ha fatto quello che doveva fare: è partita da Firenze per Udine, è ritornata a Firenze, ha atteso Davide, lo ha accompagnato alla sua ultima dimora terrena. L’abbiamo vista addolorata, stanca, dimessa. Poche immagini la mostrano in un cappotto bianco e in un altro grigio scuro, quasi il prima ed il dopo della sua giovane vita. E’ apparsa senza un filo di trucco, semplice e straoridnariamente coerente nel suo dolore, anche in questo. E quando te ne accorgi mai come in quel momento vorresti che niente fosse accaduto e Davide fosse tornato, come centinaia di altre volte, in quel nido di gioia che lei ha sognato al punto da renderlo reale, dimora tranquilla per entrambi. E’ andato tutto in pezzi: il tempo di un risveglio mai avvenuto, di amici che corrono in camera. Qualcuno l’ha chiamata. Da quel momento c’è stato solo il dolore. Nel dolore Francesca è sembrata irragiungibile, senza essere scostante.  E’ riuscita a custodire la dimensione ed il significato di un dramma privato dinanzi ad un lutto diventato il dolore di una moltitudine, di un popolo incredulo e appassionato. Appassionata e incredula certo lo è stata anche lei: ha perso in un istante la persona a cui dava il buongiorno ogni mattina. Ma lei, come i familiari di Davide, di questo lutto ha portato un peso doppio, e lo ha portato con grazia. Essere aggraziati e discreti quando la vita ci volta le spalle è privilegio di pochi. Non ha cercato spalle su cui piangere, Francesca. E non ha cercato parole, perchè sapeva che ogni parola avrebbe tolto qualcosa all’inesprimibile, intimo, senso del suo amore, senza colmare il vuoto causato dalla sua assenza. E’ sembrata voler custodire questo, Francesca, ad ogni costo. E si è capito in ogni momento che nei suoi pensieri c’è stato solo il suo amore, Davide, e il lascito meraviglioso che quell’amore le ha concesso: Vittoria. Una creatura di cui non conosciamo il volto, se non appena accennato: il resto lo possiamo immaginare e la imaginiamo bellissima. La madre ed il padre l’hanno protetta in questi primi anni. Nelle poche immagini della bambina s’intuisce l’intelligenza della madre, la capacità di trovare un nobile compromesso tra lei e la vita: ecco la mia bambina, sembra dire, potete intuirla ma non vederla. Non avetene a male. Davide ed io custodiamo la parte migliore. Francesca saprà proteggerla ancora e saprà, ancora, venire a patti con questa tragedia, e con la vita, per amore di Vittoria. Lezioni di vita: non tutti sanno darne quando vengono messi alla prova. Questa tragedia ha avuto il solo merito di averci mostrato una maestra capace di amore e degna di rispetto. Il suo nome è Francesca.