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I tre nigeriani sul corpo di Pamela. per 6 ore. Gli inquirenti: “Ora sappiamo tutto”

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pamela
(Websource/archivio)

Non ci sono più buchi nella ricostruzione delle ore finali della povera Pamela Mastropietro e dei tre nigeriani che si trovavano con lei “al di là di ogni ragionevole dubbio”. Gli inqurenti sono certi di avere la quadratura del cerchio sulla tragica fine della 18enne romana assassinata il 30 gennaio scorso. Le prove che inchiodano Innocent Oshegale, il 22enne Lucky Desmond e il 27enne Awelima Lucky per l’omicidio sembrano nette ed univoche. Per gli inquirenti non ci sono più dubbi: sono stati loro, anche se non è escluso possano spuntare altri complici. ragionevole dubbio.

Quando Pamela Mastropietro è morta – martedì 30 gennaio tra le 12 e le 18, la finestra temporale è fissata come certa dagli investigatori – improvvisamente i telefonini dei tre uomini fermati per il suo omicidio hanno smesso di comunicare tra loro. Lo scambio di messaggi e telefonate è ripreso tra le 18 e le 19. quando due dei tre sospettati hanno lasciato la casa in mattonicini rossi di via Spalato. Non ci sono più buchi nella ricostruzione delle ore finali della 18enne romana e dei tre nigeriani che si trovavano con lei “al di là di ogni ragionevole dubbio”. Tra le 12 e le 18 non comunicano tra loro perché sono insieme: stanno uccidendo Pamela, e stanno facendone a pezzi il corpo. Per la procura non ci sono più dubbi su cosa sia successo a Pamela: Innocent, Lucky e Awelima hanno ucciso insieme, e insieme hanno fatto strazio del corpo della ragazza. Separatamente, dopo, si sono occupati di ripulire casa e di allontanare il corpo della ragazza dal lugo del delitto.  I Carabinieri, nelle ore in cui Pamela moriva hanno accertato la presenza di tutti e tre i telefoni agganciati alla cella in cui si trova l’appartamento di via Spalato. Tra le 18 e le 19 Lucky e Awelima se ne vanno. Per gli inquirenti è chiaro che hanno finito il lavoro atroce sul corpo di Pamela. Il professor Cingolani, il medico legale, dice che per fare una cosa simile in condizioni ottimali e con strumenti adeguati avrebbe impiegato almeno dieci ore. Ma loro sono “almeno” in tre, per gli inquirenti, e fanno presto. Alle 22 Innocent chiama il suo conoscente, il tassista abusivo camerunense, e prenota l’auto. Nel frattempo, mentre riprendono messaggi e telefonate con Lucky e Awelima, Innocent deve aver finito il lavoro preparando i trolley.

Il tassista abusivo lo accompagna nelle campagne di Pollenza. Innocent scende, abbandona le valigie e chiede di essere portato in centro. Il tassista, incuriosito, torna a dare un’occhiata alle valigie. E’ notte, ne apre una e vede l’orrore. Ore dopo il ritrovamento del corpo, si presenta in questura a raccontare quel che sa. Per gli inquirenti è estraneo al delitto. La sera del 30 gennaio Innocent rivela torna a dormire nella casa dll’orrore. E’ sempre il telefonino a rivelarlo. L’indomani mattina esce insieme a Lucky va a comprare altre confezioni di varichina per finire il lavoro di pulizia della casa. Awelima intanto lascia Macerata: va a prendere la moglie, sta scappando ma non farà in tempo a lasciare l’Italia.

Per gli inquirenti Pamela è stata uccisa perché, dopo essersi drogata, non ha accettato di avere rapporti sessuali con i nigeriani. La “pulizia” del cadavere, l’asportazione della cute in tutte le parti intime, fanno pensare ad un rapporto sessuale multiplo e non consenziente. Nello straziare e ripulire il suo corpo i tre hanno dedicato una particolare attenzione a fare tutto ciò che potesse cancellare le tracce di un eventuale stupro.

Come abbiano pensato di farl franca, dopo aver abbandonato il corpo nei trolley al lato di una strada alla presenza di un testimone – il tassista abusivo – è un altro mistero. Per ora