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Roberto Zanda, 14 ore a – 40°. Rischia l’amputazione di mani e piedi

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zanda
(Websource/archivio)

Dopo un volo dal Canada all’Italia è arrivato oggi all’ospedale di Aosta, Roberto “Massiccione” Zanda, l’atleta cagliaritano reduce dalla Yukon Artic Ultra, l’ultramaratona di 400 chilometri in solitaria durante la quale ha riportato un congelamento di quarto grado di mani e piedi.

Zanda era partito il primo febbraio da White Horse, nello Yukon, tra il Canada e l’Alaska: avrebbe dovuto risalire il fiume ghiacciato per circa 480 chilometri, in otto giorni, trainando una slitta con tutto quanto gli serviva. Dopo 319 chilometri, e il ritiro di 17 concorrenti, il termometro è sceso a -50 gradi nella notte tra mercoledì e giovedì: un livello che forse neanche gli organizzatori si aspettavano. All’improvviso, «sono arrivato al punto che non vedevo più il segnale, forse ero un pò annebbiato dalla stanchezza». Zanda, nel tentativo di ritrovare il tracciato di gara , si era allontanato dalla slitta dotata di Gps per cadere in un fossato di neve alta sino all’ombelico: bloccato e impossibilitato a dare l’allarme all’organizzazione della gara, il cagliaritano è entrato in ipotermia e ha rischiato di morire assiderato, sino all’arrivo dei soccorsi.

Dopo uno stop di 14 ore è intervenuto un elicottero: i soccorritori lo hanno trovato con un principio di congelamento alle mani e alle gambe. Ora è ricoverato nell’ospedale di White Horse, nelle prossime ore dovrebbe essere trasferito in Italia.

«È stata la determinazione dei sardi a farmi arrivare al traguardo della vita – dice  Zanda – e anche l’attaccamento alla vita, c’è stato un momento in cui mi sono lasciato andare e poi ho deciso di rialzarmi da quel tepore che mi stava avvolgendo e di andare, scalzo, a cercare i soccorsi».

L’equipe di chirurghi vascolari cercherà di salvargli mani e piedi, rimasti congelati e a rischio di amputazione,

«Questo è il caso più grave che abbiamo avuto, un caso veramente grave che andrà valutato con attenzione», afferma il neurologo Guido Giardini, direttore dell’ambulatorio. «Qualcosa sicuramente la perderò, dicono che faranno il possibile per salvarmi le piedi e le mani, però qualche cosa sicuramente la lascerò sulla strada, che sia poco o molto. Con le protesi oggi si fanno miracoli, saranno nuovi piedi, sarà una nuova sfida» è la replica di Zanda.