Home Cronaca Omicidio di Pamela: “I nigeriani in quell’appartamento era più di tre”

Omicidio di Pamela: “I nigeriani in quell’appartamento era più di tre”

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mastropietro
(Websource/Archivio)

Emergono nuovi dettagli dalle indagini in merito alla atroce morte di Pamela Mastropietro, la giovane uccisa e fatta a pezzi a Macerata. Infatti oltre ai tre suoi connazionali già coinvolti anche lui è stato inserito tra i sospettati dell’omicidio. La Procura di Macerata ha disposto i cosiddetti “accertamenti irripetibili” sui telefonini di tutti e quattro gli indagati per  concorso in omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere.

Come ha spiegato l’avvocato Paolo Cognini che difende il quarto indagato, il giovane nigeriano è stato ascoltato dagli inquirenti  tra venerdì e sabato. In quell’occasione gli sono state prese le impronte digitali. L’esame sul telefonino, che si occuperò del traffico dati e voce, servirà a capire ed eventualmente confermare la sua presenza nell’appartamento di via Spalato 124 dove, secondo la procura, è avvenuto sia l’omicidio che lo smembramento del corpo.

Ricordiamo che Pamela era fuggita da una comunità di recupero per tossicodipendenti e in un primo momento si era ipotizzato che potesse essere morta per un’overdose. Si è poi invece scoperto che la morte è avvenuta per accoltellamento. Oggi ha parlato lo zio della vittima che di professione fa l’avvocato: “Per la Procura l’indagine è chiusa? Mi auguro voglia dire che quei tre hanno confessato. Spero che abbiano raccontato nel dettaglio cosa hanno fatto a mia nipote, come l’hanno ammazzata e perché poi hanno infierito sul suo corpo. Altrimenti, come si fa a dire che l’indagine è chiusa. La storia della siringa. Pamela era terrorizzata dagli aghi. Ogni prelievo del sangue era una lotta, dovevamo tenerla ferma in tre. Pensare che si bucasse per assumere eroina ci pare molto strano. Lei fumava e sniffava, almeno prima di entrare in comunità”.

F.B.