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La struggente richiesta dei genitori di Alfie: “Non staccate il supporto vitale”

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(Websource/Liverpool Echo)

I genitori del piccolo Alfie, bambino di 20 mesi con gravi danni al cervello ricoverato in un’ospedale di Liverpool, chiederanno quest’oggi al giudice della Corte Suprema che gli venga concesso il permesso di consultare altri medici prima che il supporto vitale del figlio venga staccato. Il padre del piccolo Tom Evans, ha spiegato ai media che i medici dell’ospedale ritengono che il piccolo non possa uscire dallo stato semi vegetativo in cui si trova e che continuare a tenerlo in vita con i respiratori non porterà ad alcun miglioramento. Lui e la compagna, però, sono convinti che ci sia ancora una speranza poiché il piccolo ha mostrato più volte di reagire agli stimoli esterni.

A sostenere la battaglia legale degli Evans, ci sono anche alcune celebrità britanniche tra cui la moglie del centravanti della nazionale inglese Rebekka Vardy, che qualche giorno fa ha fatto visita ad Alfie ed ha successivamente dichiarato: “Oggi Alfie ha stretto il mio dito ogni qualvolta lo poggiavo sulla sua mano. Posso testimoniare di averlo visto reagire al tocco del padre. Succhia il ciuccio e lo sputa, usa chiaramente i suoi sensi. Per favore aiutate Alfie e la sua famiglia a salvarlo”. Spinti da questi segnali i genitori sono intenzionati a chiedere quest’oggi al giudice il permesso di prolungare la degenza ospedaliera.

I due hanno intenzione di far visitare il figlio all’ospedale romano Bambin Gesù, lo stesso a cui si sono rivolti i genitori di Charlie Guard, per avere un altro parere medico e trovare un modo di salvarlo da una morte prematura. Tom Evans si è detto consapevole che un’eventuale ripresa non comporterebbe la totale guarigione del figlio, che rimarrebbe comunque semi paralizzato, ed ha spiegato inoltre di non voler prolungare la sofferenza del figlio ma solo essere sicuro che non ci sia proprio nulla da fare per salvarlo: “Per il momento non lo lasceremo morire. Ma se dopo averle provate tutte non riusciremo a fare risvegliare il nostro bambino… aspetteremo che peggiori e lo lasceremo morire naturalmente. Noi possiamo portarlo a casa e continuare a prenderci cura di lui ma sapendo che morirà in casa nostra, sapendo che abbiamo fatto tutto il possibile per salvarlo”.

F.S.