mercedesz henger
(Websource/archivio)

Mercedesz, la figlia dell’ex pornostar Eva Henger, torna a parlare della propria esperienza all’Isola dei famosi e si confessa a tutto tondo in un’intervista rilasciata a Vanity Fair: “Nell’istante in cui si sono accese le telecamere, gli altri hanno smesso di rivolgermi la parola. Mi sembrava di essere tornata a scuola, quando i miei compagni hanno scoperto che mia mamma era una pornostar”.

La ragazza, 24 anni, spiega che all’Isola in realtà doveva andarci sua madre: “Le è stato proposto diverse volte e ha sempre rifiutato. Non fa per lei. Io ho mangiato i vermi. A lei viene da vomitare al solo pensiero che io lo abbia fatto. Mio padre ci sarebbe voluto andare, ma non poteva perché soffriva di diabete”.

La Henger parla anche di suo padre Riccardo Schicchi, noto produttore di film porno morto qualche tempo fa: “Da piccola ho fatto una micro partecipazione con mia madre a un film. Nei titoli di coda mi citarono come Henger, da allora è il mio nome d’arte. Papà non si offese, anzi. Per me era normale andare nel suo ufficio e vedere i poster di donne nude sulle pareti. Ne ha sempre parlato come di un’arte. Mia madre, diceva, era un’artista. I film non li ho mai visti, ma sono cresciuta con l’idea che fare l’amore è bellissimo e che non bisogna vergognarsi del proprio corpo. Era la sua passione. Che potesse essere un problema per qualcun altro me ne sono accorta alle elementari. Avevo 8 anni, credo. Un bambino mi chiese: “Tua madre è una pornostar?”. Io, che non ci vedevo nulla di male, risposi: “Sì. E la tua?”. È cominciato tutto da lì. Improvvisamente nessuno giocava più con me. Persino alcuni insegnanti hanno cominciato a trattarmi diversamente. Lo stesso alle medie. Mi dicevano: “Sicuramente sei una zoccola come tua madre”. Cose del genere. Per reazione, ero diventata timidissima. Balbettavo”.

Mercedesz parla anche del delicato periodo della morte del padre: “Un giorno una professoressa all’Università fece una lista dei sintomi della depressione. Ha presente quando cominci a pensare: “Ce l’ho, ce l’ho”, e così via? In quel periodo saltavo le lezioni, facevo fatica ad alzarmi dal letto. Il dolore interiore ti appesantisce anche nel corpo. Mio padre era morto da poco. Negli ultimi quattro anni ho perso lui, sua sorella, morti entrambi a 59 anni, sua madre, il nonno materno e la sua seconda moglie, che per me era una nonna a tutti gli effetti. Non ricordo un momento in cui non fosse malato. “Papà non può mangiare i dolci”, “Papà non può mangiare la torta di compleanno”, “Papà è in ospedale”. Quando morì, ero in Inghilterra. Mi telefonò mia madre, ero di corsa, pensai: “La richiamo dopo”. Il cellulare squillò di nuovo. Non mi chiamava mai due volte di fila. Se prendevo un bel voto a scuola, la prima persona a cui correvo a dirlo era papà. Mi faceva quei sorrisoni. Adorava la mia fossetta sulla guancia: “È quello che ti rende speciale”, diceva. Era educatissimo con tutti, sempre vestito in giacca e cravatta. Persino quando siamo andati in vacanza alle Maldive”.

Fonte: Vanity Fair

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