Home Cronaca Tiziana Cantone, parla la madre: “Non riesco a darmi pace”

Tiziana Cantone, parla la madre: “Non riesco a darmi pace”

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tiziana cantoneA due anni e mezzo dalla morte per suicidio della povera Tiziana Cantone torna a parlare sua madre intervenuta alla trasmissione La vita in Diretta. “Non mi sembra vero siano passati oltre due anni – ha detto la donna- Continuo a combattere per mia figlia perché mi sento in dovere di far capire chi era davvero Tiziana Cantone, che è la vittima di quello che chiamo femminicidio virtuale e che sta prendendo sempre più piede nella nostra società”.

Tiziana Cantone si tolse alla vita al culmine della vergogna e della vera e propria persecuzione nei suoi confronti con il video porno amatoriale che doveva rimanere privato che invece era stato diffuso ovunque ed era diventato virale. La madre non può dimenticare tutta quella sofferenza: “Tiziana sentiva molto la mancanza di suo padre, che non ha mai conosciuto e che non l’aveva mai cercata. Lei soffriva doppiamente, perché sentiva il bisogno di quella protezione che solo un padre poteva darle, e io non ero in grado di farlo. Era una ragazza dolce e sensibile, ha sofferto tanto quando è morto mio padre, suo nonno, al quale era molto legato”.

“Ecco chi era davvero Sergio, il compagno di Tiziana”

Sergio, il suo compagno, a me non era mai piaciuto. La misi in guardia, le dissi che non mi piaceva, percepivo in lui qualcosa che non andava – dice ancora la mamma – quando quel video ha iniziato a girare su internet, non fu Tiziana a dirmelo ma lui. Mi disse di non preoccuparmi, di non prendere iniziative e di cancellarci da Facebook: affermò di aver individuato un responsabile. Era iscritto ad alcuni siti di scambisti, aveva amici di Forlì da cui si recava spesso insieme a mia figlia – conclude – Ciò che mi fa pensare è che spesso si dice che bisogna denunciare, non bisogna avere paura, ma mia figlia aveva presentato tre denunce. La Polizia Postale e gli inquirenti sono stati disponibili, ma l’attività investigativa è stata carente, anche perché i loro mezzi sono limitati: spesso questi siti sono registrati all’estero, bisogna fare delle rogatorie, e i tempi si allungano”.

Quello che è capitato a mia figlia non è cyberbullismo, ma un crimine. Questo della pornografia non consensuale è una violenza, una nuova forma di femminicidio: quella frase, “stai facendo un video? bravo”, è finita ovunque su internet, anche in alcune fiction, in televisione si sentiva di continuo, una cosa vergognosa, aberrante”.

F.B.