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Vittorio Sgarbi racconta il suo “amore” per Marina Ripa di Meana

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(Websource/archivio)

Mai banale e sempre schietto e propenso a dire la sua, contro tutto e tutti, Vittorio Sgarbi a Dagospia, ha fatto importanti rivelazioni riguardo il suo rapporto con Marina Ripa di Meana, morta lo scorso 5 Gennaio: “Pare che recentemente Marina abbia confessato a un’amica comune che io sono stato l’uomo che ha amato di più nella sua vita, al di là di ogni giudizio morale, del suo legame, forte, indissolubile, forse, con Carlo Ripa di Meana. Mi amava, mi aveva amato, forse perché in me vedeva il suo doppio maschile, nella sua straripante femminilità”. Sgarbi ha parlato della donna (conosciuta inizialmente come Marina Lante della Rovere), con un tono stranamente pacato, quasi commosso, come se la storia di Marina non si fosse interrotta con la morte e ha affermato: “perché è stata bella e storica, personale e personalistica, ma anche pubblica, artistica. Perché Marina nel mondo dell’arte è sempre stata un personaggio di respiro internazionale. E la sento ancora vicina quando guardo mia figlia Evelina, che sembra avere in comune con Marina lo stesso carisma”.

Il Vittorio che non ti aspetti, non quello classico sempre in polemica col mondo, ma un uomo che ricorda una parte importante della sua vita andata via per sempre: “Una storia, la nostra, iniziata 40 anni fa, lei era splendida, bellissima, famosa. Era il 1977. Io ero troppo giovane, troppo sconosciuto per quel giro, il suo giro”. Erano i tempi del primo marito di Marina, Alessandro Lante della Rovere, un duca troppo fragile per competere con lei, donna di fuoco, di passione e di follia. Ben diverso dal secondo, Carlo Ripa di Meana, nobile non ricco, un intellettuale riflessivo di una tolleranza empatica che gli avrebbe permesso di conoscere tutto della moglie, al di là di ogni ipocrisia e tradimento. La compianta lo ha amato per trent’anni anche per questo e ricorda: “Dal primo incontro tra me e Marina sarebbero passati altri 12 anni, era forse il 1990, anzi era proprio quell’anno. Io nel frattempo ero diventato conosciuto, famoso, per le mie esternazioni da Maurizio Costanzo. Ci incontrammo, conobbi Carlo Ripa, il suo secondo marito. Era l’epoca di Craxi, loro gli erano legatissimi. E fu passione ardente. Una passione che prevedeva anche il sesso, certo, ovvio, ma Marina era presa anche da un’idea artistica della nostra coppia, che sembrava riproporre l’unione tra Francis Scott Fitzgerald, lo scrittore americano e la moglie Zelda. Marina e io sembravamo una coppia letteraria, un libro vivente. Giravamo per il mondo con amiche alternative, anche pornostar, i fotografi ci riprendevano, non ci nascondevamo, per noi era come se non ci fossero stati, eravamo assolutamente naturali nella nostra trasgressione sincera, mai ipocrita, ma senza ostentazione”.

Liberi e felici, senza inibizioni o limitazioni varie: “Più che amanti sembravano a volte due rivali: chi avrebbe avuto più potere sull’altro? Più che altro Marina è stata una femminista, in competizione con i suoi partner, li dominava attraverso la sua ardente femminilità. Conquistava e dominava gli uomini non usando le loro stesse armi, come il potere o la forza, ma con le peculiarità tipiche della donna. E quando dico dominava, era totale. Era una sorta di femminismo rovesciato: la potenza della grande femminilità contro il maschilismo”. Dominio, si ma non con Sgarbi, unico a tenerle veramente testa: “E’ forse per questo che tra noi sembrava funzionare. Ma se il fuoco è troppo forte, brucia, consuma, sfinisce e al primo, seppur grave, attrito facile che il distacco sia traumatico. Il distacco accadde quando io in un editoriale li criticai per Craxi. Carlo Ripa da un punto di vista politico e lei da un punto di vista umano. Si smarcarono da Craxi quando lui andò in disgrazia, finsero quasi di non averlo mai conosciuto, mi querelarono e pagai milioni”. Un legame ormai arrivato al capolinea, dove, nonostante altri incontri, non sono mai riusciti a ricucire lacerazioni enormi, culminate a Spoleto quando Marina rovesciò su Vittorio, della Pipì d’artista. Questo il suo pensiero al riguardo: “Pipì passata, in questi anni ho rivisto Marina molte volte. Se l’ho amata? Forse sì, o forse ho amato di più quel suo essere talmente donna da affrontare qualsiasi uomo, compreso me, che non mi sono mai piegato. Forse semplicemente perché era bello stare con lei”. Ti crediamo Vittorio, nel bene o nel male, dici sempre la verità.

GVR