Home News dal mondo Cancro, il gene “Jolie”. Aumenta nella donna la possibilità di sopravvivenza?

Cancro, il gene “Jolie”. Aumenta nella donna la possibilità di sopravvivenza?

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cancro
(Websource/archivio)

Angelina Jolie, icona del cinema americano, illustre Star di Holliwood ma anche fautrice (involontaria) della scoperta di un gene dopo la sua iniziativa su un problema tutto al femminile, riguardo cioè il cancro al seno. Si tratta di un gene detto Brca, in seguito rinominato “gene Jolie”, dato che è stato reso famoso proprio grazie alla ex moglie di Brad Pitt, con la pubblica decisione di farsi asportare preventivamente entrambi i suoi seni, dopo avere scoperto di averlo. Questa dunque, una mutazione della suddetta particella cromosomica che aumenta fino a otto volte il rischio di cancro ma non è propriamente una condanna a morte, dato che se si ha un tumore al seno le probabilità di sopravvivenza sono le stesse rispetto alle pazienti che non hanno il Dna mutato.

Tutto ciò è affermato da uno studio fatto dall’università di Southampton e pubblicato successivamente, dalla rivista Lancet Oncology, che ha anche accertato che la mastectomia dopo la diagnosi, non ha effetti sulla speranza di rimanere in vita. Tale studio inoltre, ha esaminato i dati tratti da 2733 donne in età compresa tra i 18 e i 40 anni con accertata diagnosi di tumore al seno, il 12% delle quali ha avuto la mutazione. Dopo dieci anni dalla diagnosi non sono sopravvissute al male 651 donne e la mortalità è risultata la stessa in entrambi i gruppi. Circa il 30% delle donne con la mutazione ha optato addirittura per la doppia mastectomia, ma neanche questo tipo di intervento è riuscito a cambiare la loro probabilità di sopravvivenza. Di seguito le parole rilasciate alla Bbc da parte di Diane Eccles (Professoressa di genetica all’Università di Southampton): “Questo ci dice che l’intervento radicale non deve essere fatto subito insieme agli altri trattamenti anche se probabilmente la mastectomia può dare benefici a lungo termine, venti o trent’anni dopo la diagnosi iniziale”.

GVR