Home Cronaca Escort uccisa, l’assassino aveva abusato del suo cadavere

Escort uccisa, l’assassino aveva abusato del suo cadavere

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La vicenda di Lavinia Simona Ailoaiei, la giovanissima escort uccisa a soli 18 anni il 6 settembre del 2013, è tornata alla ribalta delle cronache. Lei era una giovanissima ragazza originaria della Moldavia, giunta in Italia con il fidanzato per cercare di trovare un modo per guadagnarsi da vivere. Il padre disoccupato era rimasto in Moldavia, mentre la madre e la sorella maggiore Dana già si trovavano nel nostro Paese. E Lavinia, proprio come la sorella, aveva deciso di intraprendere la professione dell’accompagnatrice, scegliendo come nome d’arte Dora. Che per quanto degradante sia, garantisce non pochi soldi. Ma anche tanti rischi, come è stato nel suo caso. La giovane sembrava anche più piccola dei suoi 18 anni di età certificati dai documenti. Il suo assassino è Andrea Pizzocolo, 45enne ragioniere di Arese, in provincia di Milano, che la uccise al termine di un appuntamento fissato in hotel, in cui si era registrato con un altro nome. Per il delitto della escort uccisa, l’uomo è stato condannato all’ergastolo. Aveva una compagna originaria del Brasile dalla quale era nata anche una bambina nel 2012. Con sé aveva portato fascette elettriche oltre a frustini e giocattoli sessuali per soddisfare le proprie versioni sadomaso.

Escort uccisa, il killer ha agito con lucida follia

Dopo averla uccisa al termine del loro rapporto sessuale, Pizzocolo abbandona il corpo di Lavinia in un campo di San Martino, piccolo paese situato in provincia di Lodi. Il cadavere era privo di vestiti, con il solo viso ad essere ricoperto da un asciugamano dell’albergo. Erano ben visibili dei segni violacei attorno alla gola. Proprio lì, tre anni prima, a poca distanza venne rinvenuto il corpo di Yara Gambirasio. La Polizia Scientifica era riuscita a risalire a Pizzocolo in pochissime ore dopo averne trovato delle tracce di dna sull’asciugamano. Lui non aveva opposto resistenza, confessando subito e parlando di un gioco erotico finito male, anche se gli agenti avevano rinvenuto nella sua auto un video della durata di tre ore all’interno di una scheda di memoria, in cui era stato ripreso tutto: dal sesso contraddistinto dalle torture fino alla morte. Il killer aveva montato quattro telecamere nella stanza, più una nel suo cinturino da polso, ed aveva sottoposto la giovane a incredibili sevizie prima di strangolarla di spalle durante un rapporto orale. Dopo averla uccisa lascia l’hotel per andare in un altro albergo, del quale già conosceva gli ambienti. Lì prende una camera riuscendo ad entrare con il corpo della sua giovanissima vittima e rimonta le telecamere per realizzare un altro filmato, quello in cui abusa del cadavere di Lavinia.

Altre inquietanti scoperte

All’indomani recupera i soldi che aveva originariamente versato per le prestazioni (500 euro) ed abbandona il corpo della escort. In seguito ad una perquisizione, in casa dell’assassino sono stati trovati 700 gigabyte di materiale pornografico con protagonista lo stesso Pizzocolo. Tutte straniere le sue vittime, delle quali non si conosce la sorte. In carcere l’uomo si è sempre mostrato tranquillo, mentre la sua difesa propende per l’infermità mentale, la dipendenza da stupefacenti e l’incapacità di controllare i suoi istinti sessuali. Ma nei video che lo ritraggono, Pizzocolo fornisce sempre l’impressione di agire in maniera consapevole e deliberata, senza l’influenza di alcuna sostanza. La follia c’entra anche nell’omicidio di una donna da parte del marito.

S.L.