Home Politica Estera Parla la suora che trovò morto Papa Luciani: “Ecco tutta la verità”

Parla la suora che trovò morto Papa Luciani: “Ecco tutta la verità”

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Sulla morte di Papa Luciani si è detto e scritto moltissimo. La testimonianza più diretta di quanto accaduto nelle ore che hanno preceduto la morte del Pontefice era e rimane quella di Suor Margherita Marin, 76 anni, l’unica ancora in vita delle quattro suore che si occuparono di Giovanni Paolo I nell’appartamento pontificio in Vaticano per tutto il suo pontificato durato soltanto 32 giorni. La religiosa, come già raccontato tempo fa, torna a spiegare tutto quell oche sa sulla vicenda in un’intervista rilasciata a Vatican Insider.

Il 28 settembre 1978, il giorno della morte del Papa, lei era lì con lui. “Fu una giornata normale. Al mattino, in cappella, la messa era alle sette. Poi il Papa ha dato un’occhiata ai quotidiani e infine si è ritirato nel suo studio. Poi c’è stato il pranzo…”.

“Dopo il pranzo, c’è stato come sempre un breve momento di riposo. Poi durante il pomeriggio il Papa ha continuato a lavorare camminando per l’appartamento. Lo so perché io stavo nella stanza guardaroba e stiravo. Lo vedevo passare avanti e indietro, teneva un libro in mano e leggeva. Poi a un certo punto si è fermato e si è appoggiato sul mio tavolo per scrivere qualcosa. Era sempre molto affabile con noi suore. Mi disse: “Suore, vi faccio lavorare tanto. Fa tanto caldo e io sudo… Non perda troppo tempo a stirare le camicie, basta soltanto il colletto e i polsi, perché il resto non si vede mica…”.

Le fatidiche ore serali

“Poi la sera ha recitato i vespri nella cappellina con i segretari. Come al solito, dopo cena, veniva a dare la buonanotte a noi suore in cucina. A me chiedeva che messa avevo preparato per la mattina successiva. Dissi che il giorno dopo, 29 settembre, era la ricorrenza dei santi angeli. E lui: “Bene, così domani mattina, se il Signore vuole, celebriamo insieme”. Era sereno, tranquillo, non appariva affaticato. Ha fatto per allontanarsi, ma si è fermato sulla porta e ci ha salutato ancora. Quella sera prima di ritirarsi aveva parlato al telefono con il cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano. La telefonata era durata una mezz’oretta”.

Il ritrovamento del corpo

“Noi suore ci svegliavamo alle 5, alle 5.15 eravamo in piedi. Suor Vicenza preparava il caffè per il Papa. Alle 5 e mezza il Santo Padre andava a prendere il caffè nella sacrestia della cappellina e poi si fermava in preghiera fino alle 7. Quel giorno il Papa non era uscito. Suor Vincenza aveva visto che il caffè era ancora lì e non era stato toccato. Ricordo che eravamo entrambe nel corridoio dell’appartamento e lei mi disse: “Vieni, proviamo a bussare alla porta, il Santo Padre non è ancora uscito”. Lei andò avanti a bussare. Nessuno rispondeva…”.

“Suor Vincenza è entrata per prima, e ho sentito che diceva: “Santità, lei non dovrebbe fare questi scherzi con me”. Mi chiamò ed entrai anch’io. Ho visto anch’io che era morto, immobile disteso sul letto. La luce era accesa e il Papa indossava gli occhiali. Aveva tre fogli dattiloscritti in mano, le mani erano appoggiate sul petto, come accade a chi si addormenta mentre sta leggendo. Non aveva la faccia sofferente, era disteso, con un leggero sorriso, sembrava che dormisse. È morto senza accorgersene, non c’era alcun segno, dev’essere stato qualcosa di fulmineo”.

“Sui fogli dattiloscritti ho potuto scorgere un paio di righe. Era il brano evangelico dove si citano le parole “mangione” e “beone”. Credo che stesse leggendo per prepararsi all’Angelus della domenica successiva o per l’udienza del mercoledì”.