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“Dimostrerò che si può fare politica anche fuori dal palazzo”. Parola di Alfano

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(Websource/archivio)

Angelino Alfano non si ricandiderà. Questa la dichiarazione del ministro più chiacchierato dell’ultima legislatura. “Dal 5 di marzo, se si voterà il 4, non sarò ne ministro ne deputato. Ho scelto di non ricandidarmi in Parlamento perché ritengo che servano dei gesti per dimostrare che tutto quello che ho fatto e stato dettato da una responsabilità nei confronti dell’Italia”.

Un Alfano a tutto tondo quello intervistato da Bruno Vespa per la consueta puntata del programma “Porta a Porta”. E continua: “Non ho ancora parlato con Matteo Renzi della mia non ricandidatura alle Politiche, è una scelta molto personale. L’ho detto a mia moglie che condivide, anzi di più e a mio padre e a mia madre. Solo a loro tre”. Una decisione studiata da solo quindi, senza avvisare i suoi alleati. E non manca un piccolo attacco al penta stellato Di Battista per far comprendere meglio la sua scelta: “Dimostrerò che si può fare politica anche fuori dal palazzo”. Simpatica declamazione per uno che , fuori dal palazzo, non c’è praticamente mai stato, avendo ricoperto ogni ruolo possibile, o quasi, all’interno della politica nostrana. Deputato regionale in Sicilia con Forza Italia dal 1996, titolare di uno seggio a Montecitorio dal 2001. Per tre anni è stato ministro della giustizia con Silvio Berlusconidal 2008 al 2011 per poi divenire leader del Pdl incarnando una delle facce delle larghe intese dopo le politiche del 2013. Da lì in poi è stato ministro in perpetuo: agli Interni con Enrico Letta e Matteo Renzi, agli Esteri con Paolo Gentiloni. Cinque anni di ministeri costellati dalla nascita del suo partito personale, il Nuovo Centrodestra(diventato successivamente Ap), ma anche da una serie di scandali.

Dalla espulsione della Shalabayeva, che lo portò alla prima mozione di sfiducia respinta dal Senato nel 2013 alla gestione negativa del Cara di Mineo con il sottosegretario Giuseppe Castiglione finito sotto inchiesta. Intervallati dalle polemiche per l’assunzione alle Poste del fratello Alessandro. E tanti altri casi, che non sono però riusciti ad affossare il buon Angelino, divenuto col tempo, fido scudiero di Renzi. Un cambio drastico il suo, da Forza Italia col Cavaliere di Arcore all’alleanza col Pd, in ogni caso mai amato veramente da entrambi gli schieramenti. Dopo Pisapia dunque, un altro illustrissimo della nostra politica ha deciso di mettersi da parte. Non resta da capire per quanto tempo.

GVR