Home Politica Scandalo hot a Mantova, gli sms del sindaco: “Vieni qui che ti…”

Scandalo hot a Mantova, gli sms del sindaco: “Vieni qui che ti…”

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Mattia Palazzi (Websource / archivio)

Lo scandalo di Mantova, con il giovane sindaco renziano Mattia Palazzi (Pd) accusato di aver chiesto favori sessuali in cambio di fondi pubblici a un’associazione culturale, si tinge di nuovi, inquietanti particolari. Le molestie sarebbero andate avanti per almeno un anno su WhatsApp e via sms, alcuni dei quali decisamente spinti, con messaggi del tipo: “Ricordati che qui decide il sindaco”, “Staresti bene messa a …, sei una birichina”, “Vieni qui che ti…”. E ora spunta anche una foto senza veli del primo cittadino. Nonostante questo, però, la denuncia non è stata presentata dalla vittima, che a sorpresa ha difeso Palazzi. E, assistita dall’avvocato Davide Pini, ha dichiarato: “La mandante non sono io. Io sono stata usata da chi vuole distruggere Mattia”. E tira in ballo gli avversari politici: “Se diranno falsità, io lo difenderò”.

Come noto, ad attirare le attenzioni del 39enne sindaco della città dei Gonzaga è stata la vicepresidente della suddetta associazione no profit, vedova con figlia. Lei inizialmente l’ha presa sul ridere, cercando di smarcarsi definendo il comportamento di lui “inopportuno e maleducato”. Poi ha confidato tutto alla sua diretta responsabile, mostrandole i messaggi più sorprendenti. “All’inizio sorridevo e dicevo ‘ma guarda tu cosa scrive il sindaco’ — racconta oggi al Corriere della Sera la presidente dell’associazione, che si occupa tra l’altro di bambini e di donne – . Perché io penso che ci stia anche un’avance fra un uomo e una donna, ma non ci sta quando l’uomo usa il suo potere e ci sta ancora meno quando di mezzo c’è un’associazione che vive di ideali. E quindi ho iniziato a farle pressioni perché lo denunciasse. Ma lei non voleva, non l’ha mai voluto. A un certo punto mi sono confrontata con chi ne sapeva più di me che mi ha fatto capire la gravità della cosa… poi, non so come, è scattata la querela. Ma mi sono pentita di non averla fatta io”.

Così, mercoledì scorso i Carabinieri hanno bussato alle porte di tutti e tre con un decreto di perquisizione per trovare le prove delle avances proibite e interrogare il primo in qualità di indagato, le altre due come parti offese e persone informati sui fatti. Secondo gli inquirenti di Mantova si tratta di tentata concussione continuata. “Abbiamo fissato l’interrogatorio con l’indagato per martedì prossimo – riferisce il procuratore Manuela Fasolato – . In quell’occasione mostreremo quel che abbiamo e lui sarà invitato a difendersi. Le ipotesi di reato riguardano un periodo che va dal novembre 2016 al novembre 2017”. Il sindaco, intanto, eletto nel 2015 dopo un’intensa carriera nel “sociale”, come sottolineava lui stesso in campagna elettorale, assicura che nulla di tutto ciò che gli viene addebitato corrisponde al vero: da parte sua “nessun rapporto sessuale, nessuna richiesta in tal senso, nessuno scambio di favori e nessun abuso del mio ruolo di sindaco. Né con questa donna né mai”. Insomma, si tratterebbe solo di un grosso equivoco, una strumentalizzazione politica, un’interpretazione errata delle conversazioni, estrapolate dal loro contesto generale. Spetterà ora ai giudici stabilire se ha ragione o meno.

EDS