Home Sport Malagò: “Se fossi Tavecchio mi dimetterei”

Malagò: “Se fossi Tavecchio mi dimetterei”

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Giovanni Malagò, il presidente del Coni, non ha utilizzato toni leggeri per commentare la mancata qualificazione alla fase finale dei mondiali in Russia, da parte dell’Italia di Ventura. E anche nei confronti del presidente della Figc, Carlo Tavecchio, Malagò ha utilizzato toni forti. Ecco le sue parole:

“Se fossi in lui (riferimento a Tavecchio, ndr) mi dimetterei. Gli ho chiesto che intenzioni avesse e mi ha detto che domani ci sarà questa riunione in Figc alle 16. Come sapete – aggiunge – è padrone di assumersi le responsabilità, ma se fossi in lui mi dimetterei”.

“Oggettivamente in Figc – spiega Malagò – non ci sono gli strumenti procedurali per procedere a un commissariamento. Un uomo di istituzioni deve ascoltare tutti ma anche ragionare con buonsenso secondo quelle che sono le norme. Il presidente del Coni può commissariare una federazione solo se non funzionano la giustizia sportiva o i campionati. Oppure se ci sono gravi irregolarità amministrative. Ad oggi – continua – questi tre fatti non ci sono. Non succedeva dal 1958 che l’Italia non si qualificava a un Mondiale e va detto pure che allora ci andavano 16 squadre e invece oggi c’erano più possibilità. Ma soprattutto veniamo da tutto un periodo senza grandi risultati”.

“Se negli anni di vacche grasse, con il vento in poppa, qualche presidente avesse avuto attenzione, lungimiranza, se avessi avuto la logica di risparmiare un ingaggio importante, probabilmente oggi avrebbero tutti uno stadio di proprietà”. “Non si può avere una famiglia – sottolinea – se non hai una casa”.

Riguardo Ventura, questo il pensiero di Malagò: “Le dimissioni? Non credo che questo sia il punto. Se è vero che Ventura ha un contratto che sarebbe stato rinnovato nel momento in cui l’Italia sarebbe andata in Russia, di fatto di cosa stiamo parlando?. Presumo ci sia ancora qualche mese, che si dimetta oggi o tra 20 giorni cambia poco. Su Ventura gli elementi sono abbastanza acclarati. Non credo che il problema fosse solo Ventura anche se l’inizio del percorso di Ventura era legato all’arrivo di Marcello Lippi in un ruolo significativo che non è andato a buon fine -ricorda il presidente del Coni. Questo ruolo di Ventura, poi divenuto responsabile di tutte le squadre nazionali, è stata una valutazione sbagliata. Purtroppo è stata una scommessa persa”.

“Prandelli e Abete si sono dimessi subito dopo il fallimento in Brasile? Non c’è una regola, ci sono dei casi in cui sono rimasti e si sono assunti ti questa responsabilità e altre che hanno deciso di farlo. Sono scelte”, prosegue Malagò.