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Renzi: avanti su Jobs act e migranti

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E’ un Matteo Renzi che si mostra deciso e voglioso di dare la carica, dopo le batoste elettorali in Sicilia e ad Ostia, quello che si è presentato alla Direzione del Partito Democratico in qualità di segretario. Renzi ha fatto il punto della situazione sugli ormai quasi 5 anni di conduzione del Paese, e ha rilanciato su alcuni temi a lui cari come Jobs Act e migranti. Ecco le sue parole:

“Noi siamo col treno nel Paese, il Pd è lì e a chi dice cancelliamo il passato per ragionare del futuro, dico che dobbiamo rivendicare con forza quello che abbiamo fatto. Certo ci sono stati limiti e difficoltà ma in questi anni si è prodotto un miglioramento del Paese. C’è un effetto al nostro interno di natura psicologica: dopo le elezioni, noi abbiamo la faccia dolente e chi ha perso si presenta come vincitore. È una situazione comica. E invece il nostro obiettivo alle prossime elezioni è essere il primo gruppo parlamentare della prossima legislatura. Lo siamo già adesso nei sondaggi, anche in quelli che ci vedono in maggiore difficoltà».

“Il Jobs act ha prodotto quasi 980mila posti di lavoro, il tempo indeterminato è stato certo più forte all’inizio con la decontribuzione, gli incentivi hanno funzionato. Pronti a ragionare su come combattere per meno precarietà e più lavoro a tempo indeterminato. Emerge con forza il calo degli sbarchi, 50mila in meno rispetto a scorso anno poi sappiamo che c’è grande scommessa su Libia e Africa». Certo, «anche con le persone da cui siamo stati divisi da discussioni e polemiche c’è più sintonia che con gli avversari storici, non solo perché governiamo insieme in quattordici Regioni ma perché molte cose fatte le abbiamo fatte insieme. Non sarà il Pd a mettere veti o paletti alla coalizione più ampia possibile, forse abbiamo opinioni diverse sulla buona scuola ma non sulla necessità del tempo pieno anche al Sud come al Nord».

“Credo che sia cruciale che sia coinvolta l’area moderata così come i Verdi, Idv e i Radicali con i quali c’è una discussione non scontata né chiusa. Poi vogliamo il dialogo a sinistra in primis con Campo progressista, a cui lanciamo parole di dialogo e disponibilità come quelle che in larga parte abbiamo sentito ieri, e vogliamo un confronto con Mdp, SI e Possibile». Nello schema delle alleanze rimane «cruciale» coinvolgere l’area centrista e moderata che «corre il rischio di essere risucchiata in una visione di centrodestra, quel film si è già visto e non credo si ripeterà”.

“Per il futuro «non è discutere se 80 euro sì o 80 euro no – nessuno lo fa, anche perché siamo in campagna elettorale – ma sapere che ci saranno tre proposte in campo: una flat tax a destra, e una misura di assistenzialismo a sinistra, o la nostra nuova proposta di riduzione delle tasse che deve partire dall’Irpef. O qualcuno vuole mettere in discussione la battaglia per la flessibilità fatta in Europa?» si chiede ancora Renzi. «Se qualcuno pensa che centrodestra e centrosinistra siano uguali faccia quel che crede, noi pensiamo ci sia una differenza di valori e di ideali. Ma non consentiremo a nessun altro di pensare di farci cambiare idea su un Paese che quando lo abbiamo preso era al meno 2 per cento di Pil: il nostro impegno ha portato a una crescita”.