Home Economia Rivoluzione del Fisco, Ruffini: “Mai più dichiarazione dei redditi”

Rivoluzione del Fisco, Ruffini: “Mai più dichiarazione dei redditi”

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Ernesto Ruffini è il nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate. Ha 48 anni, dicono sia stato messo a comandare questo posto prestigioso perché nel 2010 aveva partecipato alla Leopolda, l’allora fabbrica di idee e programmi che diede lo slancio politico a Renzi il rottamatore. Fatto sta che Ruffini sembra avere le idee chiare sul prossimo futuro e sul fatto di avviare un percorso dove le tasse debbano essere pagate, ma in maniera giusta ed equanime, senza taglieggiare i contribuenti con interessi e more spaventosi. Ecco le dichiarazioni di Ruffini rilasciate in una intervista a La Repubblica:

C’era scritto “destinato ai solutori più abili”. Una parodia indimenticabile: peccato che non fosse così lontano dalla realtà.
“Per fortuna siamo in un Paese diverso. Oggi c’è la dichiarazione precompilata. Ma mi piace pensare che sia soltanto un passaggio intermedio fra come eravamo e come saremo. Lunedì ho convocato da Sogei tutti gli intermediari, commercialisti, consulenti del lavoro e gli altri professionisti perché bisogna partire col piede giusto nel tempo giusto per arrivare agli appuntamenti con proposte il più possibile condivise. Il Fisco deve ascoltare, confrontarsi.
E cambiare”.

Ma come cambierà?
“Accumulando sempre più dati ed evitando naturalmente di chiedere quelli che già abbiamo, deve venir meno il concetto stesso di dichiarazione dei redditi. Nel momento in cui il Fisco possiede tutti i dati, ti presenta l’elaborazione di quegli stessi dati e tu da controllato diventi controllore del fisco. Ti fornisco un servizio e hai il diritto di vedere se ho lavorato bene”.

Abolire la dichiarazione dei redditi: questa sì che è lunare. A quando lo sbarco?
“Direi 5 anni. Trattandosi di un’operazione complessa ritengo che l’orizzonte possibile per l’entrata a regime sia questo”.

Attenzione con le promesse: finora si è andati sempre in senso contrario. Confartigianato dice che ci sono 210 scadenze fiscali l’anno. Per non parlare della giungla di norme incomprensibili e contraddittorie.
“L’Italia ha, senza dubbio, un numero di imposte superiore alla media europea. In Svizzera ci sono 25 leggi fiscali, la Germania ha 35 testi unici. Noi abbiamo 388 leggi e 396 decreti attuativi. Solo il testo unico delle imposte sui redditi ha 76 mila parole. Dal 1994 il numero di caratteri è più che raddoppiato. Dal 1986 ha subito 1.200 modifiche. Ma tutti i Paesi, Stati Uniti compresi, lamentano gli stessi problemi”.

Tasse sulle bandiere, tasse perfino sull’ombra. Più di 240 ore l’anno per pagare le imposte, il doppio della media europea. Come si evita tutto questo e si diventa un Paese normale, almeno fiscalmente?
“Dobbiamo diminuire drasticamente il tempo. Quando il Fisco commette un errore, può e deve restituire i soldi con gli interessi. Quest’anno, per esempio, abbiamo già restituito 10 miliardi di Iva e 2 di imposte sui redditi. Ma il tempo sottratto non lo si può restituire alle imprese e ai cittadini. Né a chi lavora qui dentro. E il tempo ha una sua sacralità”.