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Lavitola: “Fini se l’è detto da solo: è un coglione, non è un corrotto”

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Lavitola, giornalista e professionista affermato, forse però, in un Paese dove non si è abituati e leggere, pochi lo conosceranno. Lavitola salì alla ribalta delle cronache quando, grazie ad una sua inchiesta giornalistica, si venne a sapere che la famosa casa di Montecarlo, per cui Gianfranco Fini perse tutto il potere che aveva, era del cognato. Fini, che era stato delfino di Almirante, che sdoganò la destra e la fece diventare forza di governo e che divenne ministro e vice premier, dopo quell’inchiesta divenne oggetto di speculazione, derisioni, contumelie. Lavitola, ex direttore dell’Avanti, in una intervista al Il Tempo ricorda così quell’esperienza giornalistica:

“Gianfranco Fini se l’è detto da solo: è un coglione, non è un corrotto. Se avessi saputo che sarebbe finita così, con Fini indagato, non avrei svelato all’epoca, con la mia inchiesta giornalistica, che la casa di Montecarlo era del cognato. Fini è stato preso in giro dalla compagna. Ho gli elementi per dimostrare ai magistrati che Fini, quando ha autorizzato la vendita dell’immobile, non sapeva che dietro la società di Corallo ci fosse Giancarlo Tulliani. Il prezzo vile è stato deciso su indicazione di Fini solo per favorire Corallo”.

Certo vista la provenienza familiare di Corallo e il ruolo che aveva di concessionario del gioco d’azzardo lecito Fini non è stato molto lungimirante. “Fini magari si è lasciato condizionare dal fatto che fosse un grande imprenditore e che avrebbe potuto aiutare il partito di An e la fondazione. Fini seppe che Corallo aveva venduto la casa al cognato solo quando io alzai il polverone. E ora mi pento di averlo fatto. Una delle poche cose di cui mi pento”.