Home Cronaca Stefano e il ‘sogno americano’: “Ecco come ho vinto la Green Card”

Stefano e il ‘sogno americano’: “Ecco come ho vinto la Green Card”

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Stefano è un avvocato di Roma oggi cinquantenne che nel 1993, grazie alla sua audacia e ad un colpo di fortuna, vinse la green card ed ebbe la possibilità di diventare cittadino americano. Per chi non ne avesse conoscenza la Permanent Resident Card (conosciuta comunemente come ‘green card’) è un’autorizzazione rilasciata dalle autorità degli Stati Uniti d’America che consente ad uno straniero di risiedere sul suolo degli U.S.A. per un periodo di tempo illimitato. Quindi, per milioni di persone in tutto il mondo rappresenta un sogno, un miraggio e a volte una meta irrangiugibile.

Stefano invece, come dicevamo, ce l’ha fatta. Ormai 24 anni fa decide provare la fortuna partecipando alla lotteria che ogni anno assegna circa 55mila permessi di soggiorno a lavoratori stranieri che vogliono vivere negli Stati Uniti.

Ecco la sua storia: “Sono arrivato negli States nel 1989 per lavorare come dirigente dell’ufficio legale e commerciale di una società di produzione cinematografica – racconta Stefano all’AdnKronos -. Arrivai lì con un visto di lavoro H1, che però mi permetteva di lavorare solo per il mio datore di lavoro”.

“Con il visto H1, se volevo cambiare lavoro, il nuovo datore era costretto a richiedere un nuovo visto che dura 3 anni e che può essere rinnovato per altri 3, mentre la Green card non ha scadenza – spiega Stefano – Dopo 5 anni puoi ottenere la cittadinanza. Io l’ho richiesta dopo qualche anno, anche per avere il diritto di votare. Con la Green Card, infatti, non puoi farlo”.

“Quando partecipai alla lotteria era necessario mandare una lettera tramite posta a un indirizzo del governo americano – afferma Stefano – Sul frontespizio doveva essere indicata la propria nazionalità e nella lettera bastava inserire i propri dati personali. Il governo riceveva tutte le richieste e poi assegnava un numero progressivo a ciascuna lettera, senza aprirla. Tramite un sistema elettronico, venivano sorteggiati i numeri di serie di quelli che avevano vinto, si aprivano le buste e venivi contattato. Così ha funzionato per tanti anni”.

Stefano spiega che nei primi anni ’90 non c’era un limite al numero di lettere che un singolo individuo poteva spedire. E così “molta gente speranzosa iniziò a spedirne anche 5.000 a testa, per aumentare le proprie chance di venire sorteggiati – osserva Stefano -. Dopo qualche anno non fu più possibile farlo. Io ricordo che ne mandai una sola e vinsi. Una mia amica ne inviò quattrocento ma il suo nome non venne mai sorteggiato, era furibonda”.

Tutta fortuna, la sua? “Fortuna o forse il destino, chissà – ammette Stefano – ricordo che pescarono la mia richiesta e dopo qualche settimana otteni la carta verde”. L’iter, racconta ancora l’avvocato, non era particolarmente complicato. “Una volta sorteggiato dovevi produrre un’offerta di lavoro. Io ne ebbi subito una. Certo, ho dovuto fornire una corposa documentazione – conclude – dai certificati del servizio militare, al casellario giudiziale. Devono creare un dossier su una persona di cui non sanno nulla e che entra nel Paese per diventare cittadino statunitense”.