Home Sport Martin Castrogiovanni e la malattia: “Mi avevano dato 6 mesi di vita”

Martin Castrogiovanni e la malattia: “Mi avevano dato 6 mesi di vita”

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FLORENCE, ITALY – NOVEMBER 24: Martin Castrogiovanni of Italy during the international rugby test match between Italy and Australia at Artemio Franchi on November 24, 2012 in Florence, Italy. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Martin Castrogiovanni è diventato il simbolo del rugby in Italia, e non solo. L’atleta argentino, di origine italiana, grazie ai parenti del Bel Paese e al fatto che non aveva mai fatto parte di rappresentative argentine, riuscì, appena arrivato nel 2003, ad esordire con la maglia della nazionale, dove ha giocato più di 100 partite in totale. Dal momento dell’addio al rugby Martin Castrogiovanni ha debuttato in televisione con alcuni ruoli da co-conduttore o come personaggio famoso. Il suo sport, dice in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, non riesce più seguirlo perché: “Mi piace essere protagonista, non spettatore. Tutto qui. Lo sport però mi ha regalato tutto, mi ha dato le regole che hanno tracciato la mia vita, gli amici, i riferimenti. Semplicemente, adesso si cambia”.

LA FINE CON IL RUGBY DI MARTIN: “Avevo pensato di smettere a Cardiff, nel 2015, dopo l’incontro del Sei Nazioni con il Galles. All’inno piango, poi prendiamo 70 punti e torno negli spogliatoi dove scopro che uno dei miei compagni più giovani sta postando una foto su Instagram e un altro già ha le cuffie con la musica a palla. Ho pensato che quello non era più il mio mondo, i tempi erano cambiati e io lì non c’entravo più nulla”.

I MOMENTI DIFFICILI DELLA VITA DI MARTIN: “Il primo nel 2011, quando scopro di essere celiaco. Difficile da accettare, poi però capisci che tanti malanni avevano un perché e allora ti curi. Poi nel 2015, sono in ritiro con la Nazionale in Inghilterra per preparare il Mondiale. Mi fa male la schiena ma voglio giocare, non mi sono mai allenato così tanto, ci tengo, è la mia quarta coppa del mondo, un traguardo importante. Mi dicono che ho il nervo sciatico infiammato, un bel punturone di antidolorifico e vado in campo. Gioco malissimo, arrivo sempre in ritardo, vengo criticato e mi sento vecchio come mai mi è capitato. Chiedo allo staff sanitario di vederci chiaro. Mi portano in ospedale, mi fanno una risonanza e aspetto i risultati. Vedo i medici vaghi, nessuno che mi dice come stanno le cose, li chiudo in una stanza e urlo: “O mi dite che cosa ho o da qui non uscite!”. Mi fanno leggere il referto e scopro di avere un neurinoma al plesso lombare, un tumore per il quale gli inglesi mi danno 6 mesi di vita.

Non crollo, in fondo penso che finché parli, giochi, ti svegli la mattina, puoi lottare. Vengo di corsa alla clinica Humanitas a Milano e lì mi dicono che è raro che quel tumore sia maligno, però l’operazione sarà rischiosa perché potrei perdere l’uso della gamba. Mi operano, muovo la gamba. Un mese dopo sono di nuovo in campo”.

LA TELEVISIONE: “Mi diverte, vorrei avere un programma mio, fare il conduttore, ma dove vado con questo dannato accento?” ammette.