Home Cronaca Nanni Moretti e il dramma di un nuovo tumore

Nanni Moretti e il dramma di un nuovo tumore

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Nanni Moretti in qualche modo non finisce mai di stupire. Regista, attore, produttore, Moretti salì alla ribalta delle cronache cinefile ormai quasi 40 anni fa quando, giovanissimo, nel 1976, uscì con la sua opera prima “Io sono un autarchico”. Poi una serie di successi di critica e di pubblico, fino ad arrivare alla consacrazione assoluta con il film “Caro Diario”, del 1994, dove, tra le altre cose, raccontava in maniera tragi-comica del tumore che aveva scoperto di avere e di come lo aveva sconfitto. Dopo più di 20 anni, Nanni Moretti, ospite alla Festa di Roma, ha raccontato (e lo farà anche al cinema) di come ha dovuto affrontare per la seconda volta nella sua vita, la tragedia del cancro. Con il suo modo distaccato ma ficcante, il regista ha narrato della recidiva recidiva di un vecchio tumore con la necessità di sedute di radioterapia, filmate e mostrate in chiusura con il corto inedito Autobiografia dell’uomo mascherato. Nel corto si vede Moretti con una maschera curiosa sul volto che gira per Roma, partecipa ai dibattiti al suo cinema Nuovo Sacher, gestisce la premiazione del concorso Bimbi Belli, fino alla toccante scena finale di lui che viene sottoposto alla radioterapia.

“Guardatelo e cercate di non condividere” ha detto alla platea. “Sono gli appunti di un corto che sto montando. Penso si possa filmare quasi tutto: ho avuto un altro tumore. Ho filmato una delle mie tante sedute di radioterapia”.

Poi Moretti ha ricordato alcuni aneddoti della sua vita, a partire dall’adolescenza: “Al pomeriggio andavo al Mignon, al Nuovo Olimpia, al Farnese vedevo i classici, i film d’autore degli anni ’60, Polanski e Skolimovski. E poi la sera andavo in piscina a pallanuoto. Mi ricordo con i miei amici che ci dividevamo: c’erano due partiti quello di Antonioni e di Fellini, io ero per Fellini. Mi sono formato con quel cinema: in Italia Bertolucci, Bellocchio, Taviani, Pasolini, Ferreri, Olmi, c’era qualcosa in comune tra loro e il free cinema inglese e la nouvelle vague: rifiutavano il cinema e la società ricevuta in eredità. Ciascuno con il proprio stile cercava di prefigurare una nuova società”.

ATTORE: “Andavo sui set come ‘assistente volontario’ e mi rendevo conto di dare un’immagine di confusione: volevo fare la regia e l’attore per altri. Non mi preparo all’interpretazione di un personaggio immedesimandomi, mi immedesimo nell’idea che ha il regista”.

PRODUTTORE: “30 anni fa esatti usciva il mio primo film prodotto con Angelo Barbagallo ‘Notte italiana’ di Carlo Mazzacurati e subito dopo ‘Domani Accadrà’ di Luchetti. Spesso i registi diventano produttori per avere un rapporto sadico con i giovani registi, altre volte per produrre sotto generi della loro filmografia, oppure per realizzare film mediocri e dire io ci ho provato e non c’è ricambio. Io ho cominciato per il piacere di lavorare con persone con cui stavo bene e poi per restituire la fortuna avuta come regista”.

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